Vota i Racconti lunghi 2010

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RL 2010 – La tesi di Alma – Rossana Girotto

La tesi di Alma

Alma non corre mai rischi. È convinta che esista una cospirazione globale. Lo sa.

Sì, certo, a volte succede anche agli uomini, ma è un caso. Quando accade, raccontano che succede “alla gente”.

Alma ne soffre : così sembra che le cose siano divise equamente, ma non è vero.

No, nemmeno per sogno. Non possiede vere e proprie statistiche (e comunque, chi crede alle statistiche?). Le donne vengono uccise, assassinate, sterminate, qualsiasi termine va bene, il risultato è lo stesso.

Così Alma decide di prendere delle precauzioni. Non attraversa mai la strada, neanche sulle strisce, se c’è un furgone sospetto nelle vicinanze o un’auto con le quattro frecce che pare pronta per la fuga nei pressi di una banca. Ma è un disastro, accidenti, non si era mai resa conto di quante banche ci fossero a Sesto. Anche le banche sono luoghi proibiti, e gli uffici postali.

Ha risolto facendo tutto quanto online.

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RL 2010 – Adelina! – Chiara Dell’Albani

Adelina!

N.B. La storia di seguito narrata è ambientata nel 1997

Temevo che sarebbe accaduto. I primi presentimenti li ebbi nell’estate del ’96, quando iniziarono quei dannati incentivi sulla rottamazione delle vecchie auto; ne avevo sentito parlare per strada, in ufficio, al bar da Giorgio; poi era capitato a colleghi, amici, parenti; mio fratello l’aveva fatto con la sua “Diane”. Ma a me no, pensavo, questo non sarebbe accaduto, non sarebbe mai potuto accadere… Ridevo di quei miei conoscenti che, tutti soddisfatti, avevano fatto rottamare le loro 127, “Bianchine”, “Giuliette” e affini in cambio di questi vari ritrovati della tecnologia moderna.

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RL 2010 – Etil ed il castagno – Sabrina Carnovale



Etil ed il castagno

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, quando i ciliegi erano in fiore, i prati verdeggianti e il sole splendeva alto e radioso nel cielo d’estate, un folletto di nome Etil.

Egli aveva un aspetto tanto buffo, portava, infatti, dei vestiti simili a straccetti colorati e bucherellati qua e là, tanto da lasciar fuoriuscire spesso parti esili e spigolose dei suoi piccoli arti.

Etil, portava spesso un cappello che ricordava un po’ una foglia secca e aggrinzita come quelle che in autunno ricoprono i sentieri dei boschi. Quell’enorme copricapo, nascondeva i capelli, crespi fili color rame dritti e rizzi come spighe secche.

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RL 2010 – Fuga – Riccardo Gazzaniga

Fuga

Matthew correva sull’asfalto bagnato. I piedi mulinavano senza più ritmo, spinti solo da una frenesia disperata. Il cervello ordinava di correre, correre, correre. Questo solo comando conosceva, dopo aver perso ogni lucidità.

Ogni ansito dipingeva nuvole umide nell’aria pregna di pioggia. Il ragazzo credeva di ricordare che fosse l’inizio dell’autunno, se mai esisteva una stagione nel luogo senza colore in cui era perduto.  L’acqua gli scrosciava sul corpo fradicio, coperto solo da una canottiera. Tremava per il freddo e il gelo gli era addosso, ma soprattutto dentro. Ghiaccio pompato nel cuore, nei polmoni, nel sangue. Ma lui continuava a correre, non aveva altra scelta.

Doveva resistere alla tentazione di voltarsi: avrebbe solo accelerato la sua fine. Ciononostante desiderava guardare, sapere. Si girò con il viso ridotto a una maschera di fatica e paura. Per l’orrore gli occhi gli si sgranarono, le pupille si dilatarono come fosse un gatto emerso dalle tenebre nel sole del giorno.

Ebbe solo un secondo per osservarli, ma gli bastò.

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RL 2010 – Il Coregone – Rocco Savoini

Il Coregone

Eravamo un gruppo di ragazzotti, tanti anni fa. Bevevamo, fumavamo, ascoltavamo Jovanotti e Celentano e quando ci sentivamo adeguatamente allucinati, invece di lanciar sassi dai cavalcavia o dar fuoco ai clochard sotto i portici, ci sdraiavamo sull’erba umida del Sacro Monte e ci ponevamo domande.

Ci chiedevamo:

“Cos’è la felicità?”, “Quanto può durare la felicità?”, “La felicità è per un attimo o per una vita?” e “Che differenza c’è tra felicità e serenità?” e ancora “E l’euforia centra o no con la felicità?”, senza trascurare la questione più tragica: “Noi siamo felici? Lo saremo domani?”.

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RL 2010 – Incontri ravvicinati – Alberto Marcolli

Incontri ravvicinati

Con l’arrivo del terzo millennio, il mio trentennale impiego bancario si era modernizzato, evolvendosi in quello del promotore finanziario: una professione al passo con i tempi, come l’aveva magnificata il mio capo filiale, e certamente rispettabilissima, ma assai poco confacente alle mie scarse doti d’imbonitore. Ecco la ragione principale che mi spinse ad accettare, senza rimpianti, la proposta della Direzione per una sorta di pensionamento anticipato, iniziando, giovane cinquantenne qual ero, a godere della mia fantastica età, esplorando senza fretta strade sconosciute, oppure frugando in vecchi cassetti, colmi di passioni dimenticate.

Tra i numerosi luoghi che andavo scoprendo, ne rammento uno in particolare, da me frequentato con singolare insistenza. Mi è difficile descrivere quei locali austeri, recuperati da decrepiti capannoni, un tempo sede d’instancabili attività. Ci avevano lavorato operai di mille contrade: conciavano le pelli, le coloravano, tagliavano e cucivano con mani esperte, producendo borsette, valige e cinture che erano state il vanto della nostra provincia, bagnata dai sette laghi.
Non lo si poteva definire un negozio vero e proprio, perché la gente ci andava per acquistare, ma anche per vendere, e non era nemmeno un punto di ritrovo, pur incontrandovi tanti individui, a volte bizzarri, sovente forestieri, spinti da una comune condizione di povertà e bisogno. Non mancavano, tuttavia, dei clienti, tra i quali anch’io, semplicemente divertiti dalla novità di quel traffico arruffato di mercanzie usate.

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