L’ANTRO DELL’HANGAR BICOCCA

Spesso  è il caso che ci procura delle piacevoli sorprese. Io non credo alle coincidenze, ma devo dire che mi capita sempre più frequentemente di stupirmi per ciò che visito, leggo o sento. Non avrei mai pensato che Mike Kelley con “Eternity  is a Long Time” al Hangar Bicocca potesse indicare così efficacemente l’entrata ai Sette Palazzi Celesti. Al fondo di enormi spazi ingiustamente dedicati c’è un buco nella parete in cui ci si infila con la testa, desiderosi di  aria fresca, di un passaggio veloce verso l’esterno per fuggire dall’oppressione che ci perseguita fin dell’inizio. E invece… L’installazione permanete di Anselm Kiefer è lì dietro ad una pesante tenda nera ed è come entrare in un’enorme caverna, l’antro della ex Pirelli che ancora si sente rombare a pochi metri di distanza. Sette torri, 600 tonnellate di cemento e tondini di ferro, 18 metri di altezza, piombo fuso e specchi, vecchie pellicole, il tutto in un silenzio senza riverbero. Dei pigri ventilatori nei fori alle pareti altissime sono così lontani da sembrare piccole lune nel buio della notte stellata. Le macerie della guerra ci consentono di intravedere al di là di porte e finestre sventrate dei possibili edifici in lontananza, striature di celeste del nostro presente di inguaribili ottimisti.

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