L’EFFETTO DI UN GANZFELD DI TURREL

james_turrell_sight_unseenIl termine tedesco Ganzfeld (che in italiano si traduce ‘campo totale’) indica in psicologia una tecnica di deprivazione sensoriale che descrive il fenomeno della perdita totale di percezione della profondità. Turrell crea artificialmente un’esperienza simile attraverso l’uso controllato della luce, di angoli arrotondati e di un piano inclinato. L’effetto di un Ganzfeld può essere paragonato a quello di una tempesta di neve, quando diventa impossibile distinguere chiaramente quello che si vede. I Ganzfeld vengono definiti da Turrell come ‘sensing spaces’: spazi percettivi e campi visivi omogenei che forniscono allo spettatore l’esperienza disorientante della “pienezza del vuoto”…

(James Turrell e Robert Irwin – Varese, Villa e Collezione Panza – fino al 2-11-2014)

L’ANTRO DELL’HANGAR BICOCCA

Spesso  è il caso che ci procura delle piacevoli sorprese. Io non credo alle coincidenze, ma devo dire che mi capita sempre più frequentemente di stupirmi per ciò che visito, leggo o sento. Non avrei mai pensato che Mike Kelley con “Eternity  is a Long Time” al Hangar Bicocca potesse indicare così efficacemente l’entrata ai Sette Palazzi Celesti. Al fondo di enormi spazi ingiustamente dedicati c’è un buco nella parete in cui ci si infila con la testa, desiderosi di  aria fresca, di un passaggio veloce verso l’esterno per fuggire dall’oppressione che ci perseguita fin dell’inizio. E invece… L’installazione permanete di Anselm Kiefer è lì dietro ad una pesante tenda nera ed è come entrare in un’enorme caverna, l’antro della ex Pirelli che ancora si sente rombare a pochi metri di distanza. Sette torri, 600 tonnellate di cemento e tondini di ferro, 18 metri di altezza, piombo fuso e specchi, vecchie pellicole, il tutto in un silenzio senza riverbero. Dei pigri ventilatori nei fori alle pareti altissime sono così lontani da sembrare piccole lune nel buio della notte stellata. Le macerie della guerra ci consentono di intravedere al di là di porte e finestre sventrate dei possibili edifici in lontananza, striature di celeste del nostro presente di inguaribili ottimisti.

Floriano Bodini

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“Una cascina del ‘700, una cascina ancora intatta nel suo ruolo, con il fienile, la stalla, la casa. Un cortile in lieve pendio con un vecchio caco, una prospettiva che assurdamente si allarga verso il fondo del cortile stesso, muri di pietra, di quei muri contadini dove ci si mette di tutto, dai sassi di fiume alle vecchie tegole, una balconata in tavole di legno e le colonne di serizzo che si intravedono nella muratura di divisione seguita in tempi successivi al primo impianto, l’aria fine e il cielo limpido della Valcuvia“.

E’ il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio (VA) inaugurato nel 1999 e voluto fortemente dallo stesso artista per dare dimora alle proprie opere ma anche per ospitare quelle di artisti amici quali Bistolfi, Grandi, Medardo Rosso, Messina, Fontana.

Bello! Bello ma statico. A distanza di alcuni anni dall’ultima visita, sembra proprio che nulla sia cambiato, nonostante la vocazione originaria del museo a bottega d’incontro “deputato alla cultura: sale, incontri, raccolte, biblioteca, strutture a servizio della collettività”. Che sia questo il suo fascino?

“Sphere within a Sphere” dello scultore Arnaldo Pomodoro

Nel 1996 l’Italia dell’Arte dona all’ONU questa opera “Sphere within a Sphere – Sfera con sfera” di Arnaldo Pomodoro. Nei giorni odierni l’italia diffonde un immagine che oscura il nostro paese.

Io credo che l’Arte possa cambiare il futuro!

Quindi lancio questa iniziativa!
Cerchiamo insieme le opere che più rappresentano le emozioni positive per il nostro futuro e diffondiamole in rete.
Commentate questo post con link alle immagini delle opere che per voi rappresentano un domani migliore.

In questa opera vedo che nel nostro mondo esistono organizzazioni che possono governare e creare un futuro migliore.

ONU - Sphere within a Sphere - Gift of Italy, 1996

II Corto: PISCIONE, OVVERO LA NEMESI di Massimo Umbertone

Prosegue la collaborazionecon Il Cavedio sul Corto letterario e l’illustrazione.

Il secondo corto è: PISCIONE, OVVERO  LA NEMESI di Massimo Umbertone.

Il momento dei cocktail è finito, hai appena il tempo  di infilarti nella toilette mentre ripassi mentalmente il discorso della premiazione.  Di sfuggita dai un’occhiata compiaciuta allo specchio (è così allora che ti vedono gli altri…) e prendi posto davanti al gabinetto a muro. Stai tirando giù la cerniera, e una parte della tua mente già pregusta un delizioso momento di abbandono,  quando senti un oggetto duro premerti a metà della spina dorsale.

“Alza le mani e girati lentamente!” dice una voce concitata.

Ubbidisci.

Davanti a te, con una pistola spianata, c’è un  piccolo uomo sgradevole, forse un po’ più giovane di te,  con un testone spelacchiato di capelli rossi.

Fai un  cenno per chiedere il permesso, e lentamente abbassi la mano destra per tirare su la cerniera. Poi, sempre molto lentamente,  porti la mano alla tasca:  “Guardi, nel portafoglio avrò un centi…”

“Tieni le mani in alto! – urla isterico l’omino – Ma davvero non mi riconosci?  Scuole Medie Manzoni, classe prima C..”

Un tuo sguardo vuoto.

“Fabio Vitiello…”

…?

“Piscione.”

Piscione!  Ma sì  – pensi-   ecco di chi è questa faccia da idiota! Così è diventato una rapinatore da gabinetti… Proprio una carriera degna di lui, anche se non pensavi che, invecchiando avrebbe sviluppato  le palle  sufficienti per minacciare qualcuno.

In ogni società organizzata ci sono i primi e ci sono gli ultimi: è una legge di natura.  Tu facevi parte dei primi già alle scuole medie. Eri nato per essere un capo. Piscione,  piccolo, antipatico, e con quel modo tutto storto di tenere la testa, era nato per essere preso per il culo dai suoi  compagni,  soprattutto da quelli che, come te, facevano la terza media quando lui era in prima.

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Il corto, ovvero la leggerezza del racconto

Segnalo una bella iniziativa de “Il Cavedio”, associazione culturale e sportiva dilettantistica, che dal 2003 organizza il concorso “Il corto Letterario e l’illustrazione” per il quale gli autori gareggiano sul filo di qualche migliaio di battute, ottenendo risultati veramente sorprendenti.

Scrivere un romanzo e sicuramente difficile, per certi versi scrivere un racconto è ancora più arduo se pensiamo ai limiti temporali e fisici all’interno dei quali deve emergere la vicenda.

Nello spirito di ADOPERA, adotteremo questi brevi racconti nelle prossime settimane. Fin da subito diamo il benvenuto agli autori che vorranno arricchire i nostri “post” con commenti, e perché no, nuove opere.

Invito tutti i lettori ad esprimere  un giudizio sul corto, utilizzando le sterllette in alto a sinistra, in modo da confrontarci con la giuria del concorso, magari con un diverso punto di vista.

Iniziamo con LA CASA SULL’ALBERO di Rossana Girotto, vincitrice dell’edizione 2009.

Sono arrivati presto. Alcuni in bici, altri a piedi, portandosi la tanica dell’acqua, il pane e le salamelle da grigliare. E poi il vino, rosso, quello non manca mai.

Come ogni domenica mattina mi sono svegliato prima del solito, per rifugiarmi nel bosco.

Mi allontano per lasciare la casa a loro, che non mi conoscono.

Ignorano la mia esistenza.

Sono simpatici. Soprattutto quello che si chiama Sandro.

Ama molto il legno Sandro, e sa farci un sacco di cose.

Io ho capito subito, quando è venuto nel bosco, e si è tolto i vestiti e si è seduto sul grande sasso che ora fa da appoggio alla griglia, che lui era la persona giusta.

Non mi fido degli uomini, non mi posso fidare. Fatico a capire le loro parole.

Ma so di aver fatto bene quella volta, a sospingere una foglia di castagno fin sopra al sellino della sua bici.

Lo osservavo, nascosto tra gli alberi. Ha preso la foglia  e l’ha annusata, tenendola appiccicata al naso per un po’. Nessuno annusa più le foglie. E’ un gesto antico, che gli uomini non fanno più da parecchio tempo.

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COW PARADE, mucca o bufala?

 COW PARADE é la più importante mostra internazionale d’arte contemporanea open air, ed ha già toccato nel suo cammino con un successo straordinario(?) oltre 40 città da New York a Parigi, da Tokyo a Londra. E adesso tocca a Roma, la mandria di mucche più pazza del mondo, burlesche, ironiche, scherzose, oniriche, spettacolari, raffinati simboli di un’arte contemporanea in perfetta fusione con il concetto di modernità urbana e di antiche atmosfere monumentali, … o no!

Per la prima volta dall’8 maggio al 4 luglio, decine di raffinate “mucche d’autore” arrederanno anche le più belle piazze della capitale che vedranno l’esposizione di queste particolari installazioni realizzate in vetroresina a dimensione naturale, firmate dalla creatività dei numerosi artisti che le hanno trasformate in vere e proprie opere d’arte.