Vedi alla voce: amore

Scelta

L’atto del preferire una certa possibilità tra le diverse possibilità offerte; la scelta viene eseguita come risultato di una volontaria decisione da parte di qualcuno.

Secondo Wasserman, la scelta è l’atto in cui si esprime l’essenza della componente umana dell’essere. Quest’argomento fu esposto nell’ambito della discussione che Neigel e Wasserman avevano avuto riguardo al futuro del piccolo Kasik, Continua a leggere

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I demoni

Eravamo in macchina questa estate nell’ovest della Francia e la solita stazione radio con poca pubblicità e tanta musica pop si è fermata per un attimo per dare qualche notizia d’attualità. Da principio non si è capito un granché, il nostro francese scolastico ha fatto acqua anche in questa tragica occasione: “ma chi, Robbie o Robin Williams, zitti un po’, morto, forse suicidio, per overdose, ma allora è Robbie, quello dei Take That”. Invece, la simpatia per  Robin ci impediva di credere anche alla più semplice delle verità, dunque avanti con gli Abba, che strazio. Continua a leggere

Come potrò mai farti sapere


E’ così bello pensarti lì, ora che pronunci il tuo discorso di fronte agli “Immortali”, la prima fra tutte, l’unica per ora che ha dimostrato che cambiare si può, si deve. Non preoccuparti dei loro no, e dei nostri, non spaventarti dei loro attacchi, trattieni la rabbia e passa oltre. Continua, continua a pensare a ciò che tu dici, senza lasciarti distrarre da quei ronzii, non spazientirti.

Non mi trattengo più, mi sono messa a correre di qua e di là, se così si può dire. Non c’è spazio abbastanza per contenere la mia gioia. E’ così facile, adesso, vederti per quello che sei, puntigliosa, insoddisfatta di quello che hai scritto, mai convinta di comprendere fino in fondo ciò che regali generosa. Fidati di me, almeno una volta, continua.

Dopo tutto quel vagare, dopo quell’insaziabile ansia di conoscere l’altro, ci siamo arenate qui in riva all’oceano, aspettando di far pace tra noi, di uscire al largo con una barchetta di giunco, di remare infine per il verso giusto. Non siamo mai state l’una per l’altra nelle piccole cose, ma è di noi due unite fino in fondo che mi piace pensare. Il sovrapporsi dei nostri volti in un’unica immagine, quasi a non distinguere, se potessi crederci, la nostra anima diversa.

Ci siamo divisi i compiti, io i lavori domestici, tu il giardino in fiore, noi l’ascoltare delle voci dei pini e dei cedri quando il vento finalmente tace. Presto riprenderemo di nuovo a sorriderci di fronte al sole che scende all’orizzonte. Corro, corro e rido, grido e allargo le braccia, mi spingo più avanti, respiro forte, chiudo gli occhi e solo così ti vedo. Come potrò mai farti sapere quello che provo adesso, io che non sono mai riuscita a dirtelo in faccia. Sono passati solo alcuni attimi dall’ultima volta. Eppure mi sembrano troppi Marguerite, un’eternità per poter dirti ancora, brava.

Northeast Harbor, ME, 22 Gennaio 1981

Mi hai solo sfiorato la guancia

Sono passate le otto oramai. Ho sentito arrivare l’ultimo treno e tu non c’eri. Non hai mai fatto così tardi come questa sera. Mi senti proprio quando ritorni. Io, che sono qui tutto il giorno ad aspettare te. Si lo so, hai il lavoro, gli scacchi, e io? Non sono niente per te? Non posso muovermi lo sai. Letto, cucina, la porta sempre aperta, un continuo vagare per far poco o niente. Mi alzo e penso a quando tornerai. Mi avvicino al fornello, preparo il tè e spero di sentire il tuo fischiettare schietto dal vialetto del giardino. E’ tutto quello che posso fare, lo sai. Te l’ho detto o no ieri sera che dovevi comprare un po’ di verdura al mercato! E invece, eccomi qua a perdermi dietro alla stufa ormai fredda. La legna è finita, ho bruciato anche gli ultimi rametti ancora verdi pur di tenerti in caldo la zuppa di rape e riso. Ma oramai, non ho più voglia di aspettarti, figlio mio. Sono così stanca che non so nemmeno come farò a coricarmi. Tu arriverai a tentoni nel buio, non sarebbe la prima volta. Per me fa lo stesso, non saprei nemmeno come aiutarti così come son messa. Buio, luce, non ricordo nemmeno più la differenza. E tu che non arrivi, non arrivi più. Questa mattina ho sentito la vicina. Era tutta così preoccupata per questi, … non ho capito bene cosa sono gli scontri in piazza. Cosa vorrebbe dire che gli studenti protestano, non si è mai usato, non ho mai sentito di studenti che abbiano qualcosa da ridire, ma contro chi poi. Comincino a lavorare e poi ne riparliamo! Protestare in piazza e per chi poi, per me che sono alla fine? No, no di certo. Ti ho sentito sai, anche tu parli di una nuova vita. Ecco si, hai detto proprio “una vita nuova”. Ed eri così felice, così entusiasta che quasi ci ho creduto anch’io, sul momento. Poi ti sei alzato che era ancora mattino presto e come al solito non hai voluto che ti preparassi qualcosa da magiare. Mi hai baciata, mi hai solo sfiorato la guancia, hai detto la solita cosa buffa in inglese e te ne sei uscito in maniche di camicia. Come sempre di corsa, mio Wei Lin.

(Beijīng, 5 Giugno 1989)

EVA 23: esplorando nuove frontiere

Screenshot - 16_07_2013 , 15.46.40Ho gli occhi chiusi mentre ascolto la voce di Chris che scandisce la pressione dell’atmosfera all’interno dell’airlock, ormai vicina allo 0. Non è stanchezza, anzi: mi sento carico, come se elettricità, e non sangue, mi scorresse nelle vene, ma voglio essere sicuro di poter assaporare e ricordare tutto. Mi preparo mentalmente ad aprire il portello, perché sarò io a uscire per primo, e forse è una fortuna che sia notte: almeno non ci sarà nulla a distrarmi. Continua a leggere

Van Gogh Milano – L’uomo e la terra

van-gogh-paesaggio-con-covoni-di-grano-e-luna-che-sorge-1889« Anche se seguito a produrre opere nelle quali si potranno ritrovare difetti, volendole considerare con occhio critico, esse avranno una vita propria e una ragione d’essere che supereranno i loro difetti, soprattutto per coloro che sapranno apprezzarne il carattere e lo spirito. Non mi lascerò incantare facilmente, come si crede, nonostante tutti i miei errori. So perfettamente quale scopo perseguo; e sono fermamente convinto di essere, nonostante tutto, sulla buona strada, quando voglio dipingere ciò che sento e sento ciò che dipingo, per preoccuparmi di quello che gli altri dicono di me. Tuttavia, a volte questo mi avvelena la vita, e credo che molto probabilmente più d’uno rimpiangerà un giorno quello che ha detto di me e di avermi ricoperto di ostilità e di indifferenza. Io paro i colpi isolandomi, al punto che non vedo letteralmente più nessuno »

« Osservo negli altri che anch’essi durante le crisi percepiscono suoni e voci strane come me e vedono le cose trasformate. E questo mitiga l’orrore che conservavo delle crisi che ho avuto […] oso credere che una volta che si sa quello che si è, una volta che si ha coscienza del proprio stato e di poter essere soggetti a delle crisi, allora si può fare qualcosa per non essere sorpresi dall’angoscia e dal terrore […] Quelli che sono in questo luogo da molti anni, a mio parere soffrono di un completo afflosciamento. Il mio lavoro mi preserverà in qualche misura da un tale pericolo. »

« Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l’estrema solitudine. »

(Van Gogh – L’uomo e la terra – Palazzo Reale Milano – 18 Ottobre 2014 / 8 Marzo 2015)

Il Corto Letterario e l’Illustrazione 2014 – I giudizi di ADOPERA

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A distanza di una settimana dalla presentazione dei finalisti del concorso ” Il Corto Letterario e l’Illustrazione 2014″, i frequentatori del blog ADOPERA hanno stilato una classifica molto diversa da quella decretata dai giudici ufficiali, promuovendo “Whatsapp” di Maddalena Molteni al primo posto con un quarto dei voti (27). Un racconto breve e scanzonato, ironico e divertente che lascia senz’altro di buon umore. Come non riconoscersi tra gli sventurati schiavi dei social network?

A ruota “U’nare dònare tènare” di Gianfranco Pellegrini (10 voti), racconto bilingue italiano e friulano sui drammi della guerra vissuti dalle donne e “Al bonito sol de Cuba” di Alberto Marcolli (8 voti), un racconto breve su Cuba come simbolo della fuga dalla triste routine quotidiana.

Sono stati letti almeno 450 racconti tra quelli pubblicati e tra questi i primi 10 risultano: Whatsapp (59 click registrati), La domanda (58), Bisatòn (38), Nonno Rico alla guerra (36), Il Faggio di Villa Panza (36), Martirio? (26), Come diventai scrittrice (25), QuellaDellUltimoMiglio (21), Al bonito sol de Cuba (21), Te gusta la noche de Cuba? (18).

Che dire, il pubblico della rete cerca un tipo di scrittura immediata, ad effetto, disimpegnata? Non direi, anzi!

Alcuni dei racconti più letti sono introspettivi e richiedono più di un passaggio superficiale. Mi sembra che tutto sommato chi apprezza l’immediatezza di scritti al fulmicotone come “Whatsapp” sia poi anche abituato a clickare un “Mi piace”. In fondo è questo il senso della condivisione delle proprie scelte, l’assenza di remore nell’esporsi in prima persona al giudizio degli altri.