Gordon Parks: che pugni fantastici!

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… Ho sempre lavorato pensando, in fondo, che ciascun individuo ha un proprio valore e che ogni vita è preziosa per la nostra esistenza. Ho sempre ritenuto, quindi, che la mia macchina fotografica avesse la responsabilità di far luce su qualsiasi condizione ostacoli la crescita o influenzi in modo negativo lo spirito di chi è intrappolato nei demoni rovinosi della povertà. Per me, erano spettri del mio stesso passato.

Il mio amico Philip Kunhardt, vicedirettore di Life, durante il pranzo mi disse di avere qualche domanda per me. “Senti, Gordon, come mai secondo te ci sono tante tensioni razziali nel paese? E perché nelle grandi città i neri insorgono pressoché ogni mese?” “Phil, se alle vespe bruci il nido ogni volta, quelle poi alzano un gran frastuono e prima o poi ti pungono. Mi basterebbe trascorrere una settimana con una famiglia di Harlem per mostrarti come mai i neri continuano a rivoltarsi, soprattutto nelle grandi città”.  Phil mi sorrise. “Hai appena avuto l’incarico, e non sarà per niente facile. Comincia a lavorare”.

Nei miei ricordi c’erano sia i buoni che i corrotti, i despoti, gli esuli, i condannati, i fedeli e gli infedeli. Poi c’erano i giganti: Jean-Paul Sartre, Richard Wright, Dean Dixon, Alberto Giacometti, Pablo Neruda. Avevo bussato alla loro porta e preso tutto ciò che avessero da offrirmi. E adesso quei doni mi avrebbero aiutato ad affrontare l’intolleranza e la ribellione, prossime a fare a pezzi l’America. (Gordon Parks)

Una sequenza interminabile di scatti magnetici, sia in bianco e nero che a colori, ci portano nell’America del dopoguerra: Workers “44, Gang “48, Harlem “48, Segregazione “50, Flavio “61, Marcia su Washington “63, Black Muslim “63, Malcom X “63, Muhammad Ali “66, The Fontenelle Family “67, The Black Panters “70 … accompagnate dalla stridente colonna sonora dei tram dell’ATM che arrivano al loro deposito.

Fondazione FORMA per la Fotografia – Milano, fino al 23 Giugno 2013

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