Red passion

Esiste un luogo dove la combinazione di arte, stile, immagine e pubblicità viene mixata in un cocktail di colori e aromi: la Galleria Campari di Sesto San Giovanni (MI). Un’ora di video cangianti, di ricordi vividi di pubblicità passate e recenti immersi in un’architettura grandiosa, forse eccessiva ma non stonata.

Se ne esce vinti da un desiderio impellente di bere: il suo scopo.

L’incedere nella Galleria propone un continuo bilanciamento tra morale, “I’M OF LEGAL DRINKING AGE ( IN THE COUNTRY WHERE I’M ) sollecita il sito ufficiale” e benessere, tra l’idea di situazioni “per noi”  irreali ed il sogno di farvi parte.

“L’arte della pubblicità è un’arte colorata, obbligata alla sintesi” scrisse Depero nel 1932. Non si sa quanti possano averla capita allora ma di certo oggi sembriamo tutti molto più propensi ad accettarla come una normalità del nostro vivere. Anzi, la sua mancanza oramai ci stupisce più del contenuto o dell’oggetto  stesso della pubblicità.

La storia di Campari è strettamente legata all’arte. Fortunato Depero l’ideatore della bottiglietta icona del prodotto, Bruno Munari, Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich, Ugo Nespolo per citarne alcuni, per poi finire con Mario Botta che ne ha disegnato la casa attuale: l’androne di una mega stazione.

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