PASSATO – FUTURO – IDENTITA’ (3/3)

Segue da PASSATO – FUTURO – IDENTITA’ (2/3)

Alla voce sentimenti: Aharon Markus era un autodidatta, che da sé aveva imparato sei lingue (tra cui l’arabo e lo spagnolo); amava la musica classica, e i l suo hobby era copiare partiture per i l Teatro dell’Opera di Varsavia. … Era un uomo dall’animo delicato, elegante e accurato nel vestire. Fino allo scoppio della guerra usava portare un garofano all’occhiello. (Nel risvolto interno del bavero della sua giacca era cucito un piccolo ditale di stagno, che il  farmacista teneva sempre pieno d’acqua per il gambo del fiore.) … In quel periodo l’ex farmacista aveva cominciato – non si sa per quale sua personale ragione – a eseguire i suoi estenuanti esperimenti sul sentimento umano. Aveva disegnato dapprima una mappa in cui aveva annotato a uno a uno tutti i sentimenti umani conosciuti, aveva catalogato quei sentimenti dividendoli per categorie, ne aveva espurgato i sinonimi descriventi, in pratica, uno stesso sentimento, aveva diviso la lista in “sentimenti mentali” (cioè del cervello) e “sentimenti cordiali” (cioè “del cuore”, “dell’anima”), e poi in sentimenti “primari” e “secondari”. Poi aveva cominciato a seguire attentamente se stesso e i suoi pochi amici, con l’intenzione di individuare i sentimenti più “attivi”, cioè i sentimenti che hanno maggiore influenza sull’anima umana. … «Con grande commozione eccomi ad annotare quanto segue: si sappia che tra “timore” e “terrore” ho scoperto e definito e denominato altre sette sfumature di sentimento, più o meno forti ma tutte, senza dubbio alcuno, “sentimenti primari”» … Aharon Markus cominciò a effettuare incroci tra sentimenti che fino ad allora erano considerati del tutto diversi, perfino nemici. Quell’uomo che tra sé e sé si era affibbiato, con superba modestia, l’appellativo di “astronauta del sentimento”, tentò di accoppiare, per esempio, il timore con la speranza; o la malinconia col desiderio nostalgico; facendo ciò, a quanto pare, cercava il modo di introdurre in ogni sentimento spiacevole, dannoso e rovinoso, il seme del suo stesso superamento. Della salvezza da se stesso … «E ciò fece, il nostro Markus, con una strana fretta, quasi il tempo stringesse… e suo desiderio era di moderare la malvagità, di ammorbidirla, di calmarla, di infettarla con i microbi ragionevoli e tristi della sofferenza, e chi mai potrà capire l’animo di un artista?…».

(David Grossman – Vedi alla voce: amore – 1986)

Il fatto che l’arte israeliana sia diventata sensibile “al dolore degli altri”, testimonia che possiede un nucleo e un impegno umanistici. Non richiedendo l’esclusività per il loro lutto, gli Israeliani dimostrano di riconoscere che è inclusivo, e di avere a cuore i valori di vita e pace in modo più profondo che mai.

(Hannah Naveh – Esiste un luogo – 2009)

L’identità: multi-etnicità, la diversità, il militarismo, il conflitto, che sarà di noi?

Durar Bacri - Autoritratto con capra (2006)Durar Bacri, un giovane artista arabo di Acco, proviene da una grande famiglia le cui radici in Israele risalgono a 600 anni fa. I suoi quadri affrontano questioni riguardanti la sua identità e stile di vita in quanto arabo che vive nello stato ebraico in cui è nato. Da un lato Bacri cerca di integrarsi nella vita culturale, dall’altro ha premura di onorare e ricordare le sue radici arabe e l’affiliazione con la cultura araba. Spiega l’artista: “lo sono il vero straniero, colpito da stigma e pregiudizi, ma al tempo stesso vivo con sicurezza e orgoglio nella terra dei miei antenati”. Attraverso le sue opere Bacri cerca di raffigurare l’arabo moderno, rappresentandolo così come lo vede l’artista: “attraente, sexy, che domina il paesaggio circostante”. Spiega Bacri: “Al fine di dimostrare che un arabo è in grado di utilizzare le tecniche della tradizione europea, dipingo quadri a olio di grandi dimensioni, senza cercare di ottenere la finitura realistica di un’immagine fotografica”. Grazie a un’illuminazione scenografica e a pennellate piatte, con netti contrasti di luci e ombre, Bacri crea un collegamento fra lo stile europeo e lo stile arabo tradizionale, alterando cosi la realtà: “Cerco di contaminare la realtà e di ricavarne qualcosa di nuovo”.

Muro di protezione, quartiere di Gito, Gerusalemme (2004)Lo spettacolo delle romantiche distese naturali delle fotografie di paesaggio di Shai Kremer catturano lo spettatore con la loro bellezza. Nei suoi lavori riecheggia la sensazione di nostalgia per le sublimi descrizioni paesaggistiche del Diciannovesimo e Ventesimo secolo, destinate a creare un senso di appartenenza alla Terra d’Israele. Solo a un secondo sguardo si nota che bellezza e nostalgia sono stratagemmi per attrarre l’attenzione sulla distruzione del paesaggio causata dal conflitto arabo-israeliano e dalla continua guerra contro il terrorismo. “La bellezza è uno strumento di grande potenza” afferma Kremer, che condivide l’idea espressa dal fotografo americano Richard Misrach: “La bellezza è un veicolo per comunicare idee complesse”. L’autore prosegue poi: “Credo che ci si debba distanziare un po’, e creare delle composizioni molto seducenti, esteticamente forti, per spingere lo spettatore a soffermarsi e a osservare, in modo che, quando il colpo arriva, risulti in qualche modo attutito”. Nella fotografia “Muro di protezione, quartiere di Gito”, Gerusalemme, 2004. Kremer documenta un tratto dipinto della Barriera di separazione che divide il quartiere gerosolimitano di Gilo dalle zone palestinesi. I graffiti, probabilmente dipinti da nuovi immigranti arrivati dalla Russia con l’intenzione di ammorbidire la brutalità del muro di cemento, non riescono ad alleggerire la sensazione di soffocamento che esso produce. Il contrasto con il tratto panoramico al suo fianco, dove dalla terra rocciosa spunta un cipresso e all’orizzonte s’intravedono le case del villaggio palestinese di Beit Jalla, accresce la sensazione di opportunità mancata causata dalla guerra. L’opera di Kremer mette in guardia dal trasformare i resti della guerra in un elemento permanente nella vita degli uomini, e invita lo spettatore a meditare sugli effetti a lungo termine della violenza prolungata.

Checkpoint di Qalqilya (2002)Pavel Wolberg ha iniziato come fotografo d’arte e solo successivamente è passato a occuparsi di eventi di attualità, registrando la realtà israeliana in molti luoghi ed eventi diversi. Egli cattura le figure in “istantanee fugaci”; il suo obiettivo illustra l’inaspettato e permette ai nostri sensi di confrontarsi con scene divenute ormai insignificanti a causa del continuo contatto quotidiano: il conflitto israelo-palestinese, la seconda guerra del Libano, il muro di separazione, i rapporti fra laici e religiosi, le esperienze caratteristiche delle strade di Tel Aviv, i pellegrinaggi in Terra Santa e così via. “Ho molte critiche da fare a com’è il mondo”, spiega Wolberg. “Non posso osservarlo e dire: ‘È così che dovrebbe essere. Il mondo va bene’. Mi piace scoprire le cose che non vanno bene e mostrarle agli altri. L’opera “Checkpoint di Qalqilya” (2002), per esempio, illustra un incontro di routine fra un soldato israeliano e una donna palestinese in un punto di passaggio del confine durante un coprifuoco in quell’anno. Wolberg è riuscito a catturare l’intimità di un momento imposto alle due persone dalla realtà. Il soldato, con il fucile in mano, guarda la giovane donna che gli sorride in modo diretto. I fasci di luce che cadono sul viso della donna enfatizzano ulteriormente la sua presenza. Niente, nel linguaggio corporeo della donna, fa pensare che essa si ritragga o che eviti il soldato, e il suo sorriso resta prudente. Indica forse un appello, una richiesta, una reazione a qualcosa che i due si sono detti? L’uniforme del soldato, il calcio del fucile, l’abito modesto della giovane donna e persino i cavi elettrici sullo sfondo portano a una certa interpretazione dell’insieme qui rappresentato, insieme che – se il contesto fosse stato diverso – avrebbe potuto dare un’impressione molto diversa. Inevitabilmente, nell’ambito della copertura degli eventi di attualità di rilievo, le fotografie di Wolberg includono spesso viste diverse di soldati, alcune delle quali risultano sorprendenti.

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