Mi Racconto, e poi?

A giudicare dalle innumerevoli manifestazioni letterarie sparse in giro per l’Italia e nel mondo, il Racconto come forma letteraria gode di ottima salute. Festival, convegni, concorsi catalizzano la voglia di scrittori affermati o di ansiosi principianti di cimentarsi con questa forma d’arte caratterizzata da brevità, essenzialità, densità, unicità, attributi essenziali e pretesi dagli attuali canali di comunicazione. C’è da chiedersi se il successo del Racconto sia dovuto alla facilità ed immediatezza con cui è possibile entrare in questo mondo fantastico o se effettivamente siamo di fronte ad un fenomeno naturale per il quale dobbiamo andare alle origini per comprendere il Racconto come necessità di espressione.

Ma come sarà il Racconto nel prossimo futuro? Sarà lungo, breve, brevissimo? Sarà letto, ascoltato, visto?

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…. Ora dirò come è fatta Ottavia, città – ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o ci si aggrappa alle maglie di canapa. Sotto non c’è niente per  centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone. Questa è la base della città: una rete che serve da passaggio e da sostegno.
Tutto il resto, invece d’elevarsi sopra, sta appeso sotto: scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d’acqua, becchi del gas, girarrosti, cesti appesi a spaghi, montacarichi, docce, trapezi e anelli per i giochi, teleferiche, lampadari, vasi con piante dal fogliame pendulo.
Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città.
Sanno  che più di tanto la rete non regge.

Da “Le città invisibili” di Italo Calvino – Einaudi – Di  maxguiotto,   voce Massimiliano Russo

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Confesso che ho vissuto..  

Confesso che ho vissuto

cent’anni di solitudine

di là dal fiume e tra gli alberi,

la vita è altrove,

vieni via con me.

Confesso che ho vissuto (Pablo Neruda) ; Cent’anni di solitudine (Gabriel Garcia Marquez); Di la dal fiume e tra gli alberi (Ernest Hemingway); La vita è altrove (Milan Kundera); Vieni via con me (Roberto Saviano)

Confesso che ho vissuto..  – Di Angie oυtѕide tнe wall

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Da “Le ragazze” di Raymond Carver – Di Antonio Pignatiello 

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Da WIRED Nov.2014 – Di ZEROCALCARE

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Molto probabilmente tutte queste forme o formati coesisteranno nei prossimi anni, difficile predire quale prevarrà sugli altri. Di certo l’offerta sarà in continua crescita e la difficoltà di lettura, ammesso che si possa ancora parlare di lettura, sarà tutta a nostro carico.

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