Le collaborazioni

LICEO ARTISTICO “A FRATTINI” di Varese

LICEO ARTISTICO “A FRATTINI” di Varese

Da questa collaborazione scaturirà un interessante scambio culturale che, attraverso un percorso formativo sull’arte basato sull’osservazione e sullo studio dei risultati dei programmi didattici del Liceo, metterà in contatto le diverse realtà del mondo scolastico e del mondo del lavoro. Per gli studenti si ha l’occasione di potersi confrontare con un mondo reale tramite l’esposizione delle loro opere in un contesto che esula da quello puramente scolastico e l’opportunità di vedersi riconoscere il loro reale valore, umano e artistico.

Prof. Ermanno Cristini

Prof. Ermanno Cristini

“In Architettura, come in pittura, scultura, ecc. c’è sempre stato un momento in cui il liberamente muoversi è stato interessante, necessario …” (Riccardo Dalisi). Il logotipo, prima ancora di essere uno dei principali elementi dell’identità aziendale, costituisce un caso in cui un testo assume una valenza iconica, e questa valenza diventa prioritaria al punto che il testo rinuncia alla sua natura semantica per trasformarsi in immagine. Infatti dinnanzi ai marchi COCA COLA, FIAT, NIKE ecc., nessuno si preoccupa del significato delle sigle, e la loro identificabilità passa attraverso unicamente al loro valore iconico. Progettare un logotipo è allora prima di tutto un concentrarsi sui processi di generazione dell’immagine. Ma la nozione di immagine nell’epoca contemporanea si è largamente dilatata. La ricerca artistica ne ha determinato l’esplosione fino ad identificarla con un’installazione, un ambiente o un comportamento. Allora si può parlare di immagine, senza considerare le trasformazioni che tale nozione ha subito? Ed è possibile percorrere trasversalmente le discipline facendo in modo che ciò che appartiene alla comunicazione si ispiri a soluzioni linguistiche elaborate nel laboratorio della ricerca artistica? La domanda implica una sfida progettuale che spesso colloca i risultati nella dimensione del progetto impossibile, una forzatura della realtà che abbraccia una prospettiva estetica più che grafica in senso stretto. E’ un liberamente muoversi che può rivelarsi salutare se si vuole emancipare il progetto da un’ortodossia tecnica e metodologica inevitabilmente sterile. E’ un caso di ginnastica mentale, quel saper vedere l’arcobaleno di profilo, di cui parlava Bruno Munari, che è alla radice di qualsiasi comportamento orientato all’innovazione.

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