UN POPOLO, UNA STORIA D’AMORE

Reuven Rubin - The Sea of Galilee - 1926-28

Reuven Rubin – The Sea of Galilee – 1926-28

Di solito un conflitto tra popoli ci coinvolge emotivamente e se dura da decenni, o meglio da secoli, la domanda è una sola: perché?

Differenze culturali, scontri sociali, problemi oggettivi, si concretizzano in forti contrapposizioni tra amore e odio, valore e distruzione, integrazione e separazione. Su queste è ancora più urgente il “capire”.

Da questa settimana Giorgio Tavani propone alcune riflessioni su quanto conosciamo del Popolo d’Israele attraverso una lettura critica della sua storia e dei suoi miti. “… Israele è una storia da raccontare, al di là di “quel che si sa” e di “quel che si dice”, con verità, disincanto e inquieto amore”.

Su questo blog, viceversa, chi vorrà potrà contribuire alla discussione affrontando l’argomento da un altro punto di vista: conoscere un popolo attraverso  le arti figurative, la letteratura e la musica.

Di volta in volta, avremo la possibilità di incrociare riferimenti storici, sociali, religiosi con una loro lettura trasversale fatta di pitture, sculture, architetture, fotografie, cinema, … Almeno ci proviamo.

Per maggiori dettagli e iscrizione ai corsi:

–  La scheda del corso

–  Unitre: G75 – ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE

–  Varese Corsi: 21- ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE

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Roberto Saviano: Il diritto al delirio

Benché non possiamo indovinare il tempo che sarà, possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia. Le Nazioni Unite hanno proclamato le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanità non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?

Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sarà pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; la gente non sarà guidata dalla automobile, non sarà programmata dai calcolatori, né sarà comprata dal supermercato, né osservata dalla televisione; la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungerà il delitto di stupidità che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, né paragoneranno la qualità della vita alla quantità delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennità non sarà più una virtù, e nessuno prenderà sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; nessuno sarà considerato eroe o tonto perché fa quel che crede giusto invece di fare ciò che più gli conviene; il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà, e l’industria militare sarà costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sarà una mercanzia, né sarà la comunicazione un affare, perché cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morirà di fame, perché nessuno morirà d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perché non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sarà il privilegio di chi può pagarla; la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla; la giustizia e la libertà, gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei; però, in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.

Tratto da “Il diritto al delirio” di Eduardo Galeano

Mitico “Codino” …

roberto_baggio“A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli.

Per vent’anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani, così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli, anch’io ero così. Io però, senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

La prima è passione.

Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è gioia.

Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. E’ proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

La terza è coraggio.

E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo.

Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.

La quinta è sacrificio.

Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.

Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero, che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più e tante vecchie cicatrici. Ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.

Ed è proprio questo che auguro a Voi ed anche ai miei figli”.

ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE – Dispensa 2

Israele una storia d’amore – Dispensa 2

(Ad esclusivo uso interno di Unitre Tradate)

ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE

Quella di un popolo per la sua storia

Con qualunque occhio lo si guardi, il popolo di Israele è da sempre oggetto di interesse, curiosità, giudizi. Ma Israele è anche la sua narrazione, con i suoi miti fondativi e la sua realtà storica che dura da più di tre millenni. Una storia da raccontare con verità, disincanto ….e inquieto amore.

Seconda parte: I PRINCIPALI MITI FONDATIVI

 I Patriarchi

Abramo – Isacco – Giacobbe:

  • Non si trovano connessioni parentali. Si tratta di leggende distinte di clan o tribù con i loro capi carismatici

Giuseppe:

  • sulla datazione del racconto delle storie di Giuseppe tutti gli studiosi concordano nel posizionarla nel periodo post esilico (Babilonia)

Mosè e l’Esodo

  • Il percorso dell’esodo  e l’ambientazione topografica del conferimento della Legge sono elementi assai tardi (di età post esilica di Babilonia)
  • inseriti nel racconto al fine di attuare un collegamento logico e narrativo tra i due elementi della promessa:
    • uscita dall’Egitto e
    • presa di possesso della terra.
  • La storia personale di Mosè ha un tono largamente fiabesco:
    • la nascita e la mancata soppressione ricordano la storia di Ciro e quella di Sargon di Akkad, racconti che potevano essere conosciuti solo nella Babilonia dell’esilio.
  • Anche gli elementi di ambientazione egizia sembrano piuttosto tardivi
    • gli studiosi vedono in Mosè una figura artificiosa di raccordo tra le leggende patriarcali  e il tema della conquista della terra promessa.
  • Mosè non è mai citato negli scritti precedenti l’età post esilica
  • Una composizione tarda implica una descrizione del viaggio nel deserto quale poteva essere immaginata (in Babilonia o successivamente a Gerusalemme) da parte dei gruppi giudei di ambientazione cittadina.
  • Nel descrivere l’attraversamento del deserto, si utilizzarono
    • spezzoni di itinerari che dovevano derivare da rotte militari o commerciali,
    • percorsi di pellegrinaggio verso luoghi santi nel deserto,
    • percorsi di vecchie direttrici di transumanza pastorale.
  • L’identificazione degli itinerari dell’esodo è difficile e la localizzazione del Sinai è in discussione.
  • La scrittura del decalogo su due tavole in pietra viene ambientata nel Sinai e rimanda, così, a tradizioni antiche delle tribù meridionali, alle loro vie di transumanza e ai loro santuari montani, all’origine meridionale di Yahvè, al territorio rarefatto che si frappone fra Egitto e Palestina.
  • La vicenda della conquista di Canaan doveva servire da modello per la sua riconquista da parte dei reduci della prima età persiana.

La conquista della Terra

  • La legittimazione del possesso della terra di Canaan è quello dell’arrivo dall’esterno e della conquista armata in adempimento della promessa divina.
  • Tale idea fondativa è presente nei profeti dell’VIII secolo ac (Osea e Amos).
  • Viene in realtà usata come metafora della liberazione dal dominio straniero.
  • C’era convinzione che Yahvè aveva sottratto Israele al controllo egiziano e gli aveva conferito il controllo in piena autonomia del paese che esso già abitava

La terminologia

    • far venire,
    • far tornare,
    • far uscire,
    • far entrare
  • costituisce il cosiddetto codice motorio già applicato in testi del tardo Bronzo per indicare spostamenti di sovranità che non comportavano alcuno spostamento fisico di persone.
  • Anche in testi egiziani si descrive come cattura di intere popolazioni quella che fu una conquista territoriale, con la popolazione diventata suddita ma lasciata sul posto. Si tratta quindi di un uso idiomatico del codice motorio (un modo di dire)

Giosuè e i Giudici

  • La narrazione della conquista della terra come un’azione coordinata e congiunta delle dodici tribù è un costrutto artificioso.
  • E’ evidente la maldestra utilizzazione di tradizioni diverse e stratificate nel tempo.
  • I racconti sono separati e si tratta in sintesi di una giustapposizione di episodi diversi, connessi al fine di conferire un senso di conquista totale.
  • Si trattava di raccontare la ripresa di possesso della terra di Canaan da parte dei reduci dall’esilio babilonese.
  • Il paradigma di Giosuè è quello della guerra santa i cui principi sono i seguenti:
  • Dio è con noi
  • Combatte al nostro fianco
  • Garantisce la vittoria
  • Le azioni belliche devono essere precedute da preparazione votivo cultuale
  • Il frutto della vittoria va votato a Dio
  • In conclusione se il popolo è fedele a Dio sicuramente vincerà.
  • Se sarà sconfitto dovrà ricercare le cause dell’insuccesso in una sua infedeltà.
  • Non tutti i gruppi estranei vennero eliminati: molti furono assimilati
  • In particolare i popoli “veri” (Filistei, Fenici, Edomiti, Moabiti e Ammoniti) rimasero distinti e inconquistati.

Il paradigma del Libro dei Giudici

  • Gli autori del Libro hanno attinto a miti, racconti tradizionali e leggendari
  • non forniscono tanto un quadro complessivo dell’Israele del XII secolo, quanto piuttosto un quadro di come l’Israele esilica e post esilica immaginava il suo periodo formativo in terra di Canaan.
  • La narrazione del periodo dei Giudici avviene invece nel corso del VI secolo, quindi in periodo post esilico e non prima della costituzione del regno di Israele.
  • Storicamente i Giudici erano figure dedite all’amministrazione locale e poco o nulla di quanto viene di loro descritto nel Libro dei Giudici corrisponde alla realtà.
  • Lo scopo del redattore era dimostrare come, in un paese circondato da re e regni, il popolo di Israele (il resto tornato dall’esilio) doveva dotarsi anch’esso di una struttura monarchica, in quanto gli amministratori locali portavano solo benefici transitori, precari.
  • La struttura narrativa è tipica della fonte deuteronomista:
  • il popolo attraversa una serie di crisi, periodi bui, oppressioni
  • Yahvè lo punisce per la sua oscillante fedeltà
  • ma dopo un periodo di oppressione Yahvè si pente e manda un giudice per salvare il suo popolo e annientare i nemici
  • il popolo vive in pace per un certo periodo
  • Il messaggio è chiaro e sempre lo stesso:
    • le disgrazie del popolo derivano dalle sue colpe, la salvezza risiede in Yahvè e se gli saremo fedeli nessuno ci potrà resistere. 
  • Accanto a tale messaggio ve ne è un altro più pragmatico:
    • una dirigenza occasionale come quella dei Giudici non può che produrre benessere occasionale.
    • Solo la monarchia può fornire una soluzione definitiva. Essere senza re significa rimanere in inferiorità, ai margini

Ieri a Mosca, scatti non scontati

La quotidianità della Mosca di ieri e di oggi, tra modernità e tradizione

Incontro con l’autore Giorgio Matticchio
Mercoledì 3 Novembre 2010
Ore 17:00 – Sala Formazione 3° piano

Le opere fotografiche potranno essere adottate ed esposte nel proprio ufficio con le stesse modalità delle precedenti iniziative.


Manifesto – Ieri a Mosca, scatti non scontati
CV Fotografico Giorgio Matticchio

Synchronicity, Record Covers by Artists

Apre oggi all’ AuditoriumArte di Roma,  Synchronicity  a cura di Raffaella Perna, una rassegna delle migliori cover d’autore di oltre 100 dischi in vinile degli ultimi trent’anni. Dal rock alla classica, dal jazz alla musica pop, verranno messe a nudo le copertine di 33 e 45 giri in vinile che hanno segnato la storia della musica dal punto di vista dell’involucro. Copertine viste e riviste e continuamente citate su riviste e libri di settore e no, sulle quali non ci siamo mai soffermati più di tanto ad apprezzarle per il loro valore estetico. Tra queste, l’emblema forse più famoso è secondo me la banana di Andy Warhol che ha prestato il suo genio creativo ad uno dei gruppi rock più in voga degli anni  sessanta come i Velvet Underground. Ma quali sono per voi le cover più belle? Che ne dite di mandarmi uno scan di Aerosmith, Pearl Jam e via discorrendo? Synchronicity  è free e rimane aperta fina l 30/7/2010