ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE – Dispensa 5

Israele una storia d’amore – Dispensa 5

(Ad esclusivo uso interno di Unitre Tradate)

ISRAELE, UNA STORIA D’AMORE

Quella di un popolo per la sua storia

Con qualunque occhio lo si guardi, il popolo di Israele è da sempre oggetto di interesse, curiosità, giudizi. Ma Israele è anche la sua narrazione, con i suoi miti fondativi e la sua realtà storica che dura da più di tre millenni. Una storia da raccontare con verità, disincanto ….e inquieto amore.

Quinta parte: IL POPOLO DI ISRAELE OGGI

Nascita del Sionismo

  • Le istanze egualitarie del nascente socialismo dell’800 trovarono favore tra gli intellettuali ebrei, che si attivarono per affrancarsi dalla subalternità.
  • Il socialismo propugnava i valori dell’internazionalismo e la denuncia dell’antisemitismo.
  • Il limite del socialismo era la sua concezione assimilazionista.
  • Ma l’antisemitismo permaneva. Gli ebrei considerarono che integrazione e assimilazione non lo avrebbero vinto.
  • La soluzione doveva essere quella di avere una sede nazionale per gli ebrei, con un rapporto diretto con la terra.
  • Nel 1896 a seguito dell’”Affaire Dreyfus” Theodor Hertzl scrive “Der Judenstaat”
  • Le migrazioni a cavallo tra l’800 e il ‘900 messe in moto dall’idea sionista abbinata all’oppressione russa di inizio secolo avevano prodotto la graduale formazione di un tessuto sociale e politico in Palestina, accanto alla presenza araba, entrambi sotto la gestione della Gran Bretagna, che, in quanto proprietaria ad interim di quel territorio, ancora allo scoppio della 2° guerra si opponeva a tali immigrazioni.
  • Tra il 29 e il ’36 la presenza sionista riuscì tuttavia a rafforzarsi.
  • Dall’Europa gli ebrei cominciarono a fuggire da Hitler (chi poteva andava in America).
  • Molti erano professionisti, intellettuali, portatori di competenze. Chi ne aveva, portava con sé le proprie risorse economiche.
  • Il notabilato arabo, in assenza di idee, incitava la collettività alla ribellione
  • Nel 1938 una prima ipotesi di spartizione territoriale, appena formulata, venne affossata. Gli inglesi necessitavano della benevolenza araba in vista dell’imminente scoppio della guerra e delle conseguenti necessità di approvvigionamento energetico.
  • Il sostegno inglese alla causa sionista infine decadeva.
  • L’immigrazione veniva contingentata: max 75.000 ebrei nei successivi 5 anni
  • In vista di un nuovo conflitto L’Agenzia Ebraica intensificò l’immigrazione di clandestini in fuga dal nazifascismo.
  • La Shoah contribuì a far sì che gli stati occidentali acconsentissero alla creazione di uno stato per gli ebrei in quella regione di Palestina dove tanti di essi già vivevano, chi da sempre, chi da alcune generazioni, chi vi era arrivato nei decenni precedenti la guerra o vi erano appena sbarcati da profughi sopravvissuti allo sterminio.
  • Il nazismo aveva di fatto rinforzato la comunità ebraica di Palestina.

Nascita dello Stato di Israele

  • Gli USA, che cominciavano ad avere maggior peso politico in Europa, proposero di permettere l’ingresso in Palestina di 100.000 scampati ai lager, ma si rifiutarono di accollarsi i relativi oneri economici, organizzativi e di sicurezza.
  • D’altra parte volevano evitare un’immigrazione di massa di profughi sul territorio americano.
  • Truman si risolse ad appoggiare la soluzione “palestinese”
  • Nel febbraio ’47 gli inglesi rinviarono la questione all’ONU
  • La risoluzione 181 del dicembre ’47 fu votata da 33 nazioni, contro 13 e con 10 astensioni.
  • In questo contesto il 14 maggio ’48 nasce lo Stato di Israele, con la contemporanea decadenza del Mandato Britannico.
  • Nelle ore successive il nuovo stato veniva attaccato da libanesi, siriani, egiziani, transgiordani, gruppi palestinesi, volontari libici, sauditi e yemeniti.
  • I veri e più temibili avversari di Israele erano però l’esercito egiziano e la legione araba  giordana.
  • ONU, USA e URSS definirono quella guerra un’aggressione a Israele; la Cina invece sostenne la causa araba
  • Gli accordi armistiziali del 1949 prevedevano che i confini grazie ad essi tracciati (noti come “green line”) dovevano essere considerati come punti di partenza per una futura sistemazione finale, per la quale si rinviava a future trattative.
  • La striscia di Gaza fu occupata dall’Egitto
  • La Cisgiordania e Gerusalemme est dalla Transgiordania
  • L’ONU stima in 700.000 gli arabi scappati, evacuati o costretti ad andar via dalle loro case.
  • Al contempo circa 800.000 ebrei lasciarono di gran fretta i loro paesi. Chi poteva si trasferì in Francia e in altre località europee. La maggior parte trovò solo Israele disponibile ad accoglierli subito.
  • Mentre i profughi ebrei vennero, in un decennio, integrati nella società israeliana, quelli arabi rimasero nei campi, ai margini delle città arabe, con lo status di rifugiati permanenti
  • USA e URSS erano impegnati a trovare soluzione ai profughi generati dalla 2° Guerra mondiale:
    • 12 milioni di tedeschi e un gran numero di cittadini sovietici, facevano perdere importanza alle vicissitudini degli arabi e degli ebrei
    • Inoltre nel ’47 il conflitto che seguì alla nascita del Pakistan causò la fuga di circa 20 milioni di persone dalle terre d’origine
  • Per i dirigenti israeliani non esistevano “palestinesi”, ma arabi che potevano integrarsi nei paesi ospiti
  • Gerusalemme fu per la prima volta nella sua storia, e per soli 18 anni, divisa in due, con amministrazioni distinte.
  • Nel 1960 i giordani la proclamarono loro seconda capitale.
  • I laburisti israeliani di origine europea, ampiamente al potere, ebraicizzarono il territorio, anche appropriandosi delle proprietà arabe abbandonate per distribuirle alla popolazione ebraica.
  • I profughi ebrei confluiti in Israele dai paesi arabi rimasero per anni ai margini della società, fatto che avrebbe cambiato gli equilibri negli anni a venire.
  • Maturarono senso di rivalsa nei confronti dei loro paesi di provenienza e dell’elite israeliana di origine europea.
  • Non avevano conosciuto la persecuzione nazista, erano di cultura levantina ed erano per lo più di modesta estrazione.
  • Negli anni successivi al ’49 la questione palestinese non aveva rilevanza.
  • Israele chiedeva un accordo di pace e metteva sul tappeto il problema dei suoi profughi da trattare insieme a quelli arabi;
  • I paesi arabi chiedevano il ritorno dei rifugiati alle loro case come precondizione per eventuali e futuri colloqui di pace.
  • Nel ’50 la Transgiordania incorporò la Cisgiordania.
  • A Gaza venne istituita una amministrazione autonoma sotto rigido controllo egiziano.
  • Gli incidenti di frontiera con Israele aumentarono. Comparvero i primi Feddayyin.
  • A Gaza la protesta era guidata dai Fratelli Musulmani
  • A seguito della crisi di Suez, dall’Egitto vennero espulsi altri 25.000 ebrei
  • Israele da allora diede priorità ai rapporti con gli USA.
  • L’esito della guerra dei sei giorni del 1967 diffuse in Israele un forte senso di invincibilità.
  • I territori conquistati divennero al contempo:
    • Un buon cuscinetto territoriale di sicurezza tra loro e i loro avversari;
    • Merce di scambio per un’eventuale pace (così intesa solo da parte della maggioranza laburista),
    • Un onere, dovendo ora gestire circa 1 milione di palestinesi, più i Drusi del Golan e i beduini del Sinai
  • Nei suoi primi 25 anni il nuovo stato di Israele, che alla nascita aveva circa 650.000 abitanti, dovette accogliere alloggiare istruire e dare lavoro  a 2.500.000 nuovi arrivati.
  • I principali fattori di integrazione furono l’esercito e la lingua ebraica

L’Epistola “Lumen Gentium” 1964 (Paolo VI)

  • I non cristiani e la Chiesa
  • …Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio
  • In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne, popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili… 

Enciclica “Nostra Aetate” 1965

si ricordano prima di tutto gli speciali doni di Dio che sono stati riversati su Israele e i suoi stretti rapporti con la Chiesa (elezione divina, benedizione universale promessa ad Abramo, padre universale anche dei cristiani…). 

Se è pur vero che gli ebrei, in larga maggioranza, non hanno riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio, non hanno accettato il Vangelo e hanno perseguitato la Chiesa nascente, tuttavia essi «in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento»; per questo motivo gli ebrei devono essere presentati in positivo: «non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura» non sono colpevoli della morte di Gesù tutti gli ebrei di allora e nessun ebreo di oggi

Infine il documento condanna ogni forma di antisemitismo e le persecuzioni antisemite.

  • Il documento conciliare Nostra Aetate rappresenta una prima chiarificazione dell’atteggiamento cattolico nei confronti dell’ebraismo: l’antisemitismo non ha una legittimazione teologica.
  • Giovanni Paolo II, nella visita alla Sinagoga di Roma del 1986, ha riassunto il tutto con queste parole:
  • «La religione ebraica non ci è estrinseca, ma in un certo qual modo è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo con essa dei rapporti che non abbiamo con nessuna altra religione… Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, i nostri fratelli maggiori»

Demografia

  • Ebrei nel mondo oggi:
  • totale stimato a 13.428.000. L’incremento è interamente dovuto alla crescita di Israele la cui popolazione ebraica è giunta a 5.704.000, su un totale di 7.552.000 abitanti.
  • Di questi, 313.000 sono membri non ebrei di famiglie ebraiche immigrate e oltre un milione e mezzo sono arabi.
  • Israele rappresenta oltre il 42 per cento del totale mondiale, grazie a una popolazione ebraica ancora giovane con un’età mediana di poco oltre i 30 anni e 2,9 figli in media per donna.
  • Nella Diaspora l’età mediana è ben oltre i 40, e il numero di figli ebrei è ben al di sotto dei 2.
  • Il 42 per cento di tutti gli ebrei nella Diaspora si sposa con partners non ebrei.

L’Ebraismo americano

  • Sono 5.200.000 (circa il 2% della popolazione)
  • La “lobby ebraica americana”:
    • Sono classe media
    • Sono nell’educazione, nelle comunicazioni, nei media (giornali e cinema), libero professionisti, impiegati
    • Finanza e industria pesante li vede presenti (in termini percentuali) in subordine ai WASP
  • Il voto ebraico (dati 2011)
    • Pesa per circa il 4%. In grande maggioranza è democratico
    • Il 48% degli americani simpatizza per Israele
    • L’11% per i Palestinesi
    • I repubblicani (dove la presenza ebraica è minima) sono i più filoisraeliani

Essere Ebrei oggi

Dichiarazione dello storico antifascista Nello Rosselli al convegno ebraico di Livorno (1924) –

“Io sono un ebreo che non va al tempio il sabato, che non conosce l’ebraico, che non osserva alcuna pratica di culto. Eppure io tengo al mio ebraismo e voglio tutelarlo da ogni deviazione.

Mi dico ebreo, tengo al mio ebraismo perché è indistruttibile in me la coscienza monoteistica, che forse nessun’altra religione ha espresso con tanta nettezza;

perché ho vivissimo il senso della mia responsabilità personale e quindi della mia ingiudicabilità da altri che dalla mia coscienza e da Dio;

perché mi ripugna ogni pur larvata forma d’idolatria;

perché considero con ebraica severità il compito della nostra vita terrena e con ebraica serenità il mistero dell’oltre tomba;

perché amo tutti gli uomini come in Israele si comanda di amare, come anzi in Israele non si può non amare,

e ho quindi quella concezione sociale che mi pare discenda dalle nostre migliori  tradizioni”.

 

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