Piedi freddi

“Ho i piedi freddi” il pensiero mi fulmina.
Pochi secondi al giungere del sonno ed ecco un’elucubrazione tremenda. Perchè quando ti si sviluppa una cosa così, il pensiero non i piedi freddi, è la fine. Diviene un marchio rovente, non ti molla e capisci che non dormirai mai finchè non hai risolto il problema.
Come?
Provo il metodo base, poggiarne uno sopra l’altro, una sorta di panino autoriscaldante. Non ci siamo, ancora freddi. Risolviamo o il sonno si allontana sempre di più.
Proviamo a raggomitolarci, ecco, quasi fossi un robot giocattolo trasformabile, mi piego il più possibile, ma loro, gli infami, restano fuori.
Certo abbiamo il pollice opponibile, ma i piedi ripiegabili no, e bell’evoluzione se mi permettete.
Potrei alzarmi e mettermi le calze, ma lo so, se mi tiro su il sonno svanisce del tutto; la regola è semplice: mai alzarsi da letto. Farò come quando ero bambino: il pavimento è di lava ed il letto è l’unica salvezza.
No, non conviene, potrei esser tentato di immergerci i piedi e me li fredderei ancor di più.
Ok ragioniamo. Seguo la logica del fiammifero ed inizio a sfregarli contro il materasso. Dopo qualche secondo il letto rischia di prendere fuoco, ma sento il tepore. Ora posso fermarmi e dormire, bene.
No, bene un cazzo, il gelo si riappropria delle mie estremità, anzi con più violenza. Ora li ho così freddi che ci potrebbero vivere i giganti delle leggende nordiche.
Cambio posizione, il soffitto bianco mi ricorda la neve; bravo cervello, mi stai proprio remando contro. E non capisco perchè, siam sempre andati d’accordo, qualche screzio ma mai nulla da litigare o farci tali dispetti.
Inizio a convincermi che a breve mi si staccheranno le dita.
I calzini son dentro al cassetto, ridono di me, se li indossassi il tepore mi invadrebbe, un calore meraviglioso, sfratterei quei giganti e dormirei.
I Giganti del ghiaccio, ma che stupidata. Se sono giganti come fanno a stare sui miei piedi?
In punta di dita come ballerine o magari uno sopra l’altro, una torre di enormi titani dalla pelle bluastra.
Sorrido, me li immagino incastrati, qualcuno si lamenterebbe ma il capo direbbe: almeno qua c’è un bel freschino. E poi si manderebbero cartoline da un piede all’altro, organizzerebbero viaggi da un tallone all’altro. Tutti incastrati, non c’è nemmeno da parcheggiare, direbbe qualcuno; e dove devi andare con la macchina, risponderebbe stizzito il capo.
Tra giganti e litigi devo far ridere anche il mio cervello, perchè mi dimentico dei piedi freddi.
E sorridendo mi addormento.

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