L’anziano burbero

«Te lo ripeto, il comò della nonna spetta a me.»

Non parlavano d’altro, erano giorni che discutevano di mobili e quadri, di quello che avrebbe preso uno o l’altro, incuranti dell’anziano genitore disteso nel letto di un ospedale privo di memoria.

Al passaggio dei medici uno di loro afferrò la mano al padre, finse di sincerarsi delle sue condizioni e tornò al confronto coi fratelli, lasciandolo confuso a chiedersi chi diavolo fosse quella persona che lo aveva appena toccato.

«Sono io il fratello maggiore quindi prima di tutti vengo io!»

Seduti in un angolo due giovani quindicenni stavano fissi sui propri telefonini, senza alcun interesse a quella battaglia per degli stupidi oggetti vecchi di una stupida casa vecchia, speranzosi di andarsene presto da quella stanza che puzzava del piscio di nonno.

«Adesso basta, non mi sembra il momento.»

L’infermiera interruppe quel vociare senza sforzarsi troppo, abbastanza per riportare la calma e l’attenzione sul paziente. I figli lo guardarono in silenzio e lui li fissò col suo sguardo duro, lo stesso che si portava dietro da anni e che lo aveva reso uno scorbutico burbero e solitario.

«Quel suo sguardo mi fa sentire un po in colpa…» sussurrò uno di loro.

«State tranquilli, ormai non ci riconosce più.»

«Magari se gli parliamo piano un sorriso ce lo fa.»

«Chi? Nostro padre? Figurati!»

Era fatto così. Indifferente al mondo anche nella malattia. Non aveva mai regalato un sorriso a nessuno e nessuno lo regalava mai a lui.

«Dove vai Pietro! Torna qua!»

Un bimbo di due o tre anni s’insinuò nella camera, corse fra le gambe dei presenti fino alla finestra e indicò un aereo che passava al di là del vetro. Uno dei figli lo sgridò.

«Che fai qui? Lo sai che devi aspettare fuori con la mamma.»

I fratelli lo guardarono scuotendo il capo.

«Non ci sai proprio fare come padre.»

«Pensa per te!»

«Se hai preso dal nostro chissà come verrà su quel povero bambino.»

Il piccolo Pietro con le braccia penzolanti sulla schiena del papà guardò verso il letto dove stava il nonno. Quella era la prima volta che lo vedeva.

Alzò una manina, sorrise e lo salutò in silenzio, mentre veniva portato fuori.

Fu così che prima di vederlo oltrepassare la porta, dietro i figli che discutevano fra loro, l’anziano burbero restituì finalmente il suo sorriso a qualcuno.

Poi si spense per sempre, senza che nessuno dei suoi figli potesse vederlo.

2 pensieri su “L’anziano burbero

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