La dura corteccia

Siamo in pochi a compiangere la morte di Frassino. Oltre me ci sono Don Rovere, Cipresso, il becchino, e Salice, l’unico piangente.

Chiuso in una bara di Faggio, il migliore a costruirle, il defunto perde le sue ultime foglie e io ragiono sulla sua precoce dipartita.

Da subito la cosa mi è puzzata di corteccia marcia: una lite in carcere tra il noto pusher il Pero e l’esponente del Pool di Rami Puliti, sarebbe potuta passare come una disgrazia agli occhi dei più, ma non ai miei. Lavorando al caso la cosa era da subito apparsa molto ramificata, affondava le sue radici nei bassi fondi per svettare sulle fronde delle più alte sfere del potere.

La scelta di aumentare gli interessi sui frutti da parte di Tasso non era piaciuta a nessuno, e lui stesso sapeva quanto rischiasse a ingrassarsi le tasche sulle bacche altrui. Un politico corrotto, senza spina troncale, che ha mandato alla gogna della responsabilità pubblica il suo vice pulendosi le radici.

Chi conta nell’ambiente non è rimasto troppo a guardare, e i nomi di Melograno e Olivo non hanno tardato a farsi sentire. Il primo abile a far grana facile e sgranare ogni sospetto, il secondo insuperabile a far filare liscio come l’olio anche il più torbido malaffare.

La macchina del fango messa in moto dai due è stata fatale per le deboli radici di Frassino che, come un Platano, vedeva solo le luci dei Boulevard piene di fama e potere. Illuso, avrebbe dovuto essere più furbo.

Limone, minorenne acida ma che puoi comprare con due spremute, è stata il tarlo del nostro malcapitato politico. Colpa dei suoi frutti succosi se Frassino si è fatto beccare in situazioni molto riprovevoli. Ma se di lei importa poco a nessuno, lui è stato schiacciato da un’esposizione mediatica devastante e la sua indecisione fra sì e no alle domande del giudice D’Ambrosia ha fatto sì che dopo le gambe di Limone ad aprirsi siano state le porte del carcere.

Un albero di Giuda lo si trova sempre anche tra i controllori. Questo rispondeva al nome di Arancio, secondino sanguigno, che a furia di favori a gente poco raccomandabile aveva colto fino all’ultimo frutto dei più fertili alberi della Piantagione. Ed è stato lui, con ancora in bocca il sapore di Eucalipto, la sua ricompensa, a permettere che tra Frassino e la sua permanenza dietro le sbarre si intromettesse il Pero, la cui stitichezza d’intenti avrebbe retto anche davanti a un Pruno.

Il resto è storia fatta e presto dimenticata, un puntiglioso lavoro di potatura che ha diramato ogni arbusto di troppo e che mi ha permesso di vederci chiaro. Del resto, sono un Fico.

2 pensieri su “La dura corteccia

  1. marvan ha detto:

    … La macchina del fango messa in moto dai due è stata fatale per le deboli radici di Frassino che, come un Platano, vedeva solo le luci dei Boulevard piene di fama e potere… stravagante realtà.

  2. Clotilde Penati ha detto:

    Gran bella creatività. Geniale e intelligente. Alcuni passaggi (tanti) degni di nota:
    “Fra-ssi-no e la sua indecisione fra si e no”
    “Limone che puoi comprare con due spremute”
    “Rami Puliti e giudice d’Ambrosia”
    “Gli interessi sui frutti di Tasso”
    …che ridere!
    Poi, inizio e fine sono davvero azzeccati. Insomma, complimenti all’autrice

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