RL – Brr… brr… brrrrrr… – UGO ADRIANO

Brr… brr… brrrrrr…

Di Ugo Adriano

“Basta! Mi sono rotta!” urlò Samantha.

“A dir la verità è lei che si è rotta…” rispose mestamente Nino.

“Sono stufa!” continuò lei.

“Ad avercela una stufa. Invece abbiamo solo quella roba lì…” concluse lui indicando la caldaia che per la terza volta in due settimane si era guastata.

“Tu mi vuoi far morire di freddo! Tutta colpa tua e di quell’incompetente del tuo amico idraulico!” riprese urlando Samantha “non ho intenzione di rimanere qui  un minuto di più! Me ne vado da mia madre e non tornerò finché non avrai fatto riparare quell’affare!”.

Nino non ebbe neanche il tempo di abbozzare una risposta che già la vide uscire con la valigia in mano.

“Certo che quando vogliono le donne sanno esser veloci” pensò tra sé e sé. “Quando deve preparare la valigia per le vacanze ci impiega una settimana…”.

E così rimase in quella fredda casa senza Samantha (ma soprattutto senza caldaia) a pensare che forse se lo sarebbe dovuto aspettare che accadesse una cosa del genere. D’altronde ultimamente alcune avvisaglie c’erano state.

La loro convivenza era iniziata da quasi un anno.

Era stata Samantha a proporre a Nino di andare a vivere insieme ed avevano trovato un bilocale in affitto in un condominio situato non lontano dal centro ad un prezzo molto interessante.

Inizialmente le cose erano andate bene, ma poi, proprio in corrispondenza dell’arrivo dei primi freddi erano iniziate le difficoltà.

Quell’anno ad ottobre c’erano già state le prime nevicate e la caldaia continuava a guastarsi lasciando al freddo i poveri Nino e Samantha. Tanto che quest’ultima alla fine si era stancata di battere i denti e se n’era andata…

A questo punto a Nino non rimaneva altro da fare che contattare Igor, il suo carissimo amico idraulico (più carissimo che amico…), noto però più come playboy che come ripara lavandini.

Di lui si raccontavano le storie più assurde ed anche lui stesso non esitava a vantarsi delle sue conquiste. Ma si sa che i pescatori dicono sempre di aver pescato pesci giganteschi.

Ma non era questo quel che interessava a Nino.

Ciò che per lui era veramente importante era solo che Igor rispondesse a quel maledettissimo cellulare. Ma nulla da fare. Dall’altra parte il tututu continuò sino a che Nino non si stufò.

“Probabilmente starà facendo qualche lavoro impegnativo e non può rispondermi. Però vedrà la chiamata e mi chiamerà di sicuro”.

Dopo due ore ancora nulla.

Quindi richiamò, ma di nuovo senza successo ed allora gli inviò un sms.

Ma ecco dopo 5 minuti arrivare un messaggino in cui l’amico idrocasanova lo informava di essere molto indaffarato, che sarebbe passato da lui il prima possibile  e che in 4 e 4 otto avrebbe risolto il problema.

D’altronde quella caldaia la conosceva benissimo dato che negli ultimi giorni ci aveva lavorato su parecchio.

A dir la verità le parole “parecchio” e “lavoro” mal si accostavano alla figura di Igor che proprio uno stakanovista non lo era. La voglia di lavorare infatti non era certo la sua peculiarità maggiore. Faceva l’idraulico dopo aver tentato invano di sfondare come calciatore, insegnate di zumba, presentatore di televendite e chi più ne ha più ne metta… Ma ad ogni nuova impresa era di nuovo tornato a casa con la coda tra le gambe sino a che era stato costretto a seguire le orme del padre e del nonno. E così la tradizione dei Motti non era stata interrotta. Idraulici da 3 generazioni si erano creati una discreta fortuna che il buon Igor non esitava a godersi spensieratamente perdendo così poco per volta i migliori clienti che i suoi predecessori si erano creati.

Ma ecco che il cellulare squillò nuovamente.

“Finalmente” pensò Nino tirando un sospiro di sollievo “era ora che si facesse vivo. Stavo letteralmente congelando”.

Quando prese il telefonino però vide con grande delusione che  il sms non arrivava da Igor, ma bensì da Samantha che lo informava di essere arrivata dalla madre.

“La vecchia megera” così diceva Nino riferendosi alla suocera “sarà ben felice di sapere che abbiamo litigato. Quella non mi ha mai potuto soffrire. Meno male che è lontana e che non la devo vedere”.

Ed in effetti la vecchia megera abitava proprio lontano. La sua casa era ad oltre tre ore di auto abbarbicata sull’Appennino.

Nino c’era andato solo due volte e si era riproposto di non andarci più dopo aver fatto la conoscenza della madre di Samantha. Non l’aveva sopportata già dal primo istante  e la cosa era stata reciproca. Anche se stava con la figlia da ormai tre anni non aveva nemmeno il numero di telefono della megera.

Intanto il freddo aumentava. La temperatura si stava abbassando rapidamente ed infatti la colonnina del termometro stava crollando a vista d’occhio. Ad ogni respiro Nino emetteva una nuvoletta sempre più grande. Passava il tempo ad appannare il vetro della finestra del salotto (nella vana speranza di veder spuntare in fondo alla strada il furgoncino di Igor) e lo specchio del bagno dove andava a controllare se aveva ancora il naso e le orecchie….

“Che ffredddoddo…” bofonchiava tra sé e sé

Nino richiamò Igor, ma dall’altra parte nulla. Chissà quanti altri guai avrà combinato  quel disgraziato ed ora sarà costretto a fare straordinari per  riparare ai suoi errori.

Che freddo…

Che ffredddoddo…

Brrr…

Già se lo immaginava nel locale caldaia di qualche condominio minacciato da qualche amministratore imbufalito che rischiava il linciaggio da parte di inquilini sull’orlo dell’ibernazione.

Dovevano essere giorni duri anche per lui.

E poi con gli amministratori ed i padroni di casa c’era ben poco da scherzare. E lo sapeva bene Nino che si era scontrato più di una volta col suo, il commendator Rattazzi proprietario di diversi immobili sparsi per la città. Li aveva ereditati dal padre che a sua volta li aveva ereditati dal nonno. Erano insomma padroni di casa da 3 generazioni, mentre nella famiglia di Nino era da tre generazioni che erano affittuari (é proprio vero che le cose non cambiano mai…).

Il commendator Rattazzi si era rifiutato di sostenere le spese per la caldaia perché riteneva che tutto ciò che era all’interno dei muri era  a carico suo, mentre quello fuori era a carico dell’inquilino.

Peccato che fino ad allora si erano guastate solo cose fuori dai muri ed in particolare un rubinetto dei tempi di Tutankamen  di cui non si trovavano più i pezzi nemmeno al museo egizio, un lampadario in stile littorio-coloniale, una tapparella tardo barocco-rinascimentale (ma era dentro o fuori dai muri? A dir la verità era un po’ dentro e un po’ fuori, ma toccava sempre al povero Nino pagare) ed infine la pluriguastata caldaia.

Il tutto per la modica cifra di ottocentonovantuneuro così ripartiti:

  • rubinetto dei Faraoni sostituito da quel Marcantonio di Igor: 150€ (senza fattura, è ovvio)
  • lampadario del negus: 102€
  • tapparella rococò: 230€
  • caldaia multi fault: 339€

Data la perdurante irrintracciabilità di Igor, per Nino era meglio rassegnarsi all’eventualità di passare una notte al freddo dato che altri posti dove andare non ne aveva. E quindi cominciò ad organizzarsi nel miglior modo possibile.

Indossò berretta, calzamaglia, sciarpa, calzettoni di lana, guanti da sci, doppia canottiera, pigiama e tuta di pile. Il tutto corredato di due bottiglie dell’acqua calda e sei coperte a formare uno strato di dodici centimetri. Gli mancava solo il sacco a pelo. E per questo malediceva Samantha in quanto lui avrebbe voluto comprarlo l’estate precedente per andare in ferie in campeggio, ma la compagna si era rifiutata di affrontare una vacanza priva di tutti i comfort.

Con solo il naso fuori dalle coperte la notte passò, ma il suono della sveglia gli gelò il sangue (per quanto fosse possibile gelarlo più di quanto già non lo fosse) perché significava che avrebbe dovuto abbandonare la sua tiepida tana per affrontare il freddo artico del suo appartamento.

Appena alzò lo strato di coperte un brivido percorse tutto il corpo. Con grande fatica raggiunse il bagno dove nella doccia aprì il rubinetto dell’acqua calda, ma ne uscì solo un getto gelato che Nino provò timidamente a toccare con un dito ritraendolo però immediatamente lanciando un urlo straziante.

“Che ff… fff… che … freeeddododoooo!!!!!!!!!”

Con estrema difficoltà infilò prima il piede destro, poi l’avambraccio, quindi provò con la spalla ma ne uscì subito. Quindi si armò di coraggio e si fece una doccia gelatissima battendo tutti i record della storia. Dopo 28 secondi stava già indossando l’accappatoio, ma non era finita: adesso veniva l’ora della barba.

La lama gelida del rasoio appoggiata sulla guancia lo fece quasi svenire.

“Br…brrrr… brrr… ma porc…”

Anche in questo caso tutti i record furono polverizzati. Il contropelo non venne nemmeno considerato. Trentasei secondi antartici erano già più che sufficienti.

Non erano invece sufficienti tutte le parolacce che conosceva per insultare l’amico idraulico latitante. Quando l’avesse visto gli avrebbe fatto come minimo un gavettone ghiacciato…

Nonostante questi shock riuscì ad uscire vivo di casa per andare in ufficio. Durante tutta la giornata chiamò più volte l’idraulico, ma invano…Cercò allora di contattarlo via sms, e-mail, face book, twitter, skype, piccione viaggiatore, ma faceva troppo freddo anche per il postino pennuto e così l’ancor infreddolito Nino pur di non tornare nel gelo del suo appartamento rimase in ufficio a far compagnia alle signore delle pulizie fino a che il custode dell’azienda per cui lavorava non lo cacciò fuori in malo modo.

Se ne tornò mestamente a casa meditando di dormire in auto che forse sarebbe stata più calda del suo appartamento, ma sia in un caso che nell’altro lo aspettava un lungo weekend di gelo se il suo (quasi) ex amico non si fosse fatto vivo. E così accadde per due lunghi giorni. Finché a metà pomeriggio della domenica Igor si stufò delle  continue richieste d’aiuto di Nino e, rivolgendosi a Samantha, disse: “Mi sa tanto che dovremo lasciare l’hotel già questa sera e tornare in città prima di trovare il tuo fidanzato ibernato in casa. E’ meglio che rimetta questo benedetto fusibile nella vostra caldaia…”

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