RB – VITA COMODA – GIONATA VANONI

VITA COMODA

Di GIONATA VANONI

 

Se c’è una cosa che non sopporto e che non intendo fare sono i sacrifici. Quando mi dicono che nella vita bisogna faticare, che per ottenere dei risultati bisogna sudarseli,comincio a sbuffare, mi gratto la testa e mi agito tutto. Ho sempre scelto la strada più facile e comoda, ho evitato come la peste qualsiasi sacrificio e mi è sempre andata bene. A parte la scrittura, non ho mai faticato per nulla di veramente importante. Il minimo necessario. Le ore che ho passato sui libri erano piacevoli momenti di riflessione. In un libro trovavo sempre qualche spunto interessante. Quando mi pagavano per scrivere articoli di cronaca era un piacere mettere in fila quattro stronzate e riempire sessanta righe di un giornale che il giorno dopo avrebbe incartato le uova. C’è qualcosa di mistico nel dedicarsi con tanto ardore a un lavoro il cui tempo di fruizione non supera quello che ci vuole per bersi una tazzina di caffè. Quando correggevo le bozze era piacevole farsi pagare per leggere. Entravo alle nove in ufficio e fino alle cinque e mezza non facevo che togliere virgole, mettere accenti, rivoltare frasi, sistemare le concordanze dei tempi verbali. Ero così immerso nel lavoro che mi dimenticavo di fermarmi per mangiare. Il mio capo mi adorava e diceva che non aveva mai avuto un lavoratore così professionale. Per me non era neanche un lavoro, mi divertivo e lui non lo capiva. Dovevo fare un sacrificio. Per giungere in ufficio dovevo fare un’ora e mezzo di viaggio in treno. Ho risolto il problema portandomi dietro dei libri. Le più belle letture della mia vita le ho fatte in treno al mattino presto. Mentre la gente attorno a me dormiva, io sprofondavo nella lettura. Continuavo a leggere anche quando camminavo per strada una volta uscito dalla stazione. Non volevo che un singolo momento andasse sprecato. Quando avevo un impiego in un servizio di cateering mi piaceva scolarmi le bottiglie che tornavano mezze piene dai tavoli. Preparavo ottimi fiori di zucca fritti, sistemavo le decorazioni, tagliavo il prosciutto e preparavo valanghe di riso. E’ allora che ho imparato a cucinare e l’esperienza mi è tornata utile. Ora ho vinto un concorso pubblico e ho un bell’impiego. In tanti non mi credono quando racconto che nella mia vita ho fatto un solo concorso. Non se lo spiegano. Loro prima di entrare in una graduatoria per un posto statale hanno fatto parecchi concorsi in giro per tutto il Paese e si stupiscono che io al primo colpo ho fatto centro. E’ così. Per me è stato semplice: hanno pubblicato il bando, ho presentato domanda nei termini, mi sono preparato – studiare è l’unica cosa che mi riesce bene nella vita – e ho passato il concorso. Semplice. Ora vado al lavoro in bicicletta su una pista ciclabile che attraversa il parco e ci metto quindici minuti. In pausa pranzo me ne vado in piscina e la sera di ritorno mi fermo in palestra. Il lavoro è l’ideale per me. Ha il giusto grado di monotonia che mi consente di pensare. E allo stesso tempo presenta un sufficiente grado di variabilità che mi evita di annoiarmi. In generale non ci sono sorprese né rischi particolari e questo mi dà serenità che poi è l’ingrediente fondamentale che mi permette di dedicarmi con profitto alla scrittura. Gli orari sono flessibili e mi consentono di adattare la giornata lavorativa alle mie esigenze personali. Se una mattina ho bisogno di fermarmi a casa, posso entrare tranquillamente alle dieci, se una sera mi voglio fermare di più al lavoro, posso restare fino alle venti di sera.

Ho avuto diverse donne nella mia vita e sono giunto alla conclusione che mettersene in casa una comporta sacrifici e compromessi. Per questo ho deciso di vivere da solo. Per un periodo una donna è venuta ad abitare con me ed è stata veramente dura. Il bagno si è riempito di prodotti e creme per il viso, struccanti vari, mascara, rimmel, trucchi, piastra per i capelli. Non c’era più lo spazio per mettere il mio spazzolino. I miei vestiti nell’armadio ora stavano in metà dello spazio per accogliere i suoi. Mi sono stupito di quanti vestiti una donna si porta dietro. Io giro sempre con quattro cose messe in croce e vado benissimo. Così ho dovuto separare i vestiti estivi da quelli invernali e fare il cambio armadio al cambio di stagione. E perdere un’intera giornata a spostare indumenti, da sopra a sotto e viceversa. Era pedante. Voleva che tutto fosse sempre pulito, ogni giorno bisognava fare la lavatrice, scopare per terra, fare la polvere. Lo cacciata a pedate. E ora è tornata la pace, magari c’è un po’ di polvere in più, ma il mio spazzolino è lì al suo posto e i miei quattro stracci stanno per bene nell’armadio.

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7 pensieri su “RB – VITA COMODA – GIONATA VANONI

  1. Paolo Clarà ha detto:

    Secondo me la e accentata male è un errore veniale e non toglie nulla alla pulizia di questo racconto. Complimenti, Gionata (ma una curiosità: ci siamo incontratio per caso anni fa a Subway? Il tuo nome non mi è nuovo).

  2. Gionata ha detto:

    Grazie Paolo, se ti riferisci a “subway letteratura” non credo proprio perché non ci ho mai avuto a che fare…se ti riferisci a un locale…può essere ma non ricordo

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