RB – STRADE GIALLE – CHIARA ANDREATTA

STRADE GIALLE

Di CHIARA ANDREATTA

 

Seguire le strade gialle: questo era il sogno di Pacho. Fin da piccolo si era immaginato a percorrerle, passo dopo passo, incurante di dove lo avrebbero portato. Una volta aveva visto dei viaggiatori togliersi la polvere gialla dai calzari, e quell’immagine si era impressa nella sua mente. Col tempo il semplice pensiero era diventato una delicata ossessione. Cresciuto, salutò la sua famiglia e si diresse verso l’inizio della strada gialla.

E partì.

La strada si scioglieva in curve sinuose in mezzo alla distesa ininterrotta della pianura. Il viaggio di Pacho continuava sulla strada gialla, in compagnia del sole e della luna, della pioggia e del vento, della solitudine e del silenzio. In cuor suo non era completamente felice: ma non era quello il suo sogno, la ragione per cui non dormiva la notte? A volte si è come spinti verso qualcosa, di definito o indefinito, da usare come appiglio, come sostegno, e che alla fine diventa appartenenza, senza la quale ci si sente insicuri. A ogni bivio che incrociava, Pacho sceglieva la strada più gialla. Le strade gialle erano l’appartenenza di Pacho.

Un giorno però fu costretto a fermarsi. La strada era interrotta, lastricata a metà con pietre grigie. Pacho rimase sconvolto.

Nell’impossibilità di continuare il suo sogno, si era visto privato del suo bene più grande. Un ostacolo si era frapposto tra lui e le strade gialle, e quell’ostacolo stava distruggendo la sua appartenenza.

Indietreggiò, dimenandosi come per liberarsi da catene invisibili, troppo pesanti per la sua anima.

Indietreggiò ancora, e cadde.

Dalla parete del crepaccio s’allungava una sporgenza. Pacho vi cadde di schiena. Le lacrime si erano mischiate alla polvere, e gli impastavano il volto. Rimase lì, con le braccia alzate sopra la testa.

Una bambina con due trecce corte corte si sedette sul bordo del baratro, a lanciare sassolini giù nel vuoto profondo. Sparivano senza rumore. Ma un sasso lanciato con poca forza cadde sulla sporgenza, e invece del ticchettio ciottoloso, la bambina sentì un gemito. Si sporse, e vide Pacho.

–       Ciao – gli disse.

–       Ciao – le rispose Pacho, con gli occhi chiusi.

La bambina indugiò un attimo.

–       Sei morto?

–       Non lo so.

–       Forse sei un albero. Non ti muovi. Anche gli alberi non si muovono.

–       Invece sì.

–       Non è vero – borbottò la bimba.

–       Si cambiano di posto quando non li guardi.

–       Allora fallo anche tu. Mi giro e non ti guardo.

La bambina si girò e chiuse gli occhi; Pacho li riaprì e riaffiorò dal vuoto.

Nella luce del sole, la strada lastricata s’illuminava di riflessi dorati.

–       Quella è la mia strada – sussurrò Pacho.

–       Allora seguila.

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