RB – L’UOMO SULLA SEDIA FELICE – NERINA FIUMANO’

L’UOMO SULLA SEDIA FELICE

Di NERINA FIUMANO’

 

C’era una volta un piccolo paesino di montagna sperduto fra gli alpeggi e I boschi di noccioli e castagni.

In questo piccolo paesino vivevano poche decine di persone, tutte amiche fra loro, tutte cresciute insieme da generazioni.

L’atmosfera era serena.

Si lavorava.

Si mangiava.

Si dormiva.

Si faceva l’amore.

Tutto come dappertutto.

Ogni tanto si litigava e ci si arrabbiava.

Ogni tanto si era gelosi gli uni degli altri.

Ogni tanto si commettava qualche piccolo reato d’invidia.

Ogni tanto si odiava.

Ma era un microcosmo che funzionava con le sue regole e le sue dinamiche.

Con I suoi umori e dissapori.

Con la vita che scorre anche fra I ruscelli piú impervi…

e la morte che arriva come una cascata improvvisa.

 

Quell’anno l’inverno duró a lungo e fu molto duro. Aveva fatto freddo piú che mai e per mesi la neve  era sta la coperta sotto cui la valle aveva dormito.

 

Il paesino lassú era tornato a rianimarsi ai primi raggi di sole di primavera.

 

E lui, che era l’uomo piú solitario del paese, era uscito all’alba e si era seduto fuori di fronte alla sua casupola, in un punto del villaggio dove sembrava che il cielo toccasse terra.

E non si era alzato piú. Era rimasto lí tutto il giorno.

E il giorno successivo.

E quello dopo ancora…

 

L’uomo si alzava al mattino, e andava laggiú a sedersi in quella che ormai era la sua sedia, fissa lí, solo per lui.

Sedeva guardando innanzi a sé, quasi in estasi, non distraeva lo sguardo quasi mai…fino a sera.

E quando il sole cadeva giú, l’uomo tornava a casa. Tranquillo. Sereno. Gratificato.

 

E ogni giorno era cosí.

Ogni giorno per molti anni.

 

E tutti gli abitanti del paese ormai si erano abituati a lui e alla sua sedia.

All’inizio avevano cercato di smuoverlo e di farlo alzare. Ma lui non rispondeva e guardava fisso davanti a sé.

Cosí la gente aveva pensato che qualcosa in lui si fosse inceppato e che era matto e non si poteva far nulla.

Ma non dava fastidio. Non disturbava nessuno.

Viveva in mezzo a loro, contemplando l’infinito. O I suoi fantasmi.

E tutto andava comunque bene cosí.

 

I bambini saltavano tutto intorno accapigliandosi, le mucche pascolavano nei prati, le persiane si aprivano e si chiudevano, gli amanti si sposavano, i neonati piangevano, le campane suonavano.

E lui restava seduto lí sulla sua sedia.

Una presenza in mezzo alle presenze.

Un apparente nonsenso in un universo di scoiattoli che si arrotolano sugli alberi….e poi sgusciano chissá dove.

 

Passó l’estate.

Venne l’inverno e passó anche l’inverno.

Poi tornó la primavera e l’estate di nuovo, e l’autunno e l’inverno di nuovo…

e poi di nuovo e di nuovo ancora…

e l’uomo sulla sedia rimaneva sulla sedia.

Ogni mattina fino a sera.

 

Con la sua felicitá incomprensibile.

Una felicitá sotto gli occhi di tutti, tutti I giorni.

E l’uomo era diventato il simbolo della felicitá lui stesso.

Tutti gli abitanti del paese quando stavano male o soffrivano guardavno nella direzione della sua seggiolina e si acquietavano.

Perché lui era lí. Felice.

 

 

Ma poi un giorno – il primo giorno di primavera di molti anni orsono – l’uomo non venne a sedersi sul davanzale della montagna.

L’uomo non uscí di casa e non sivide in giro per nulla.

Questa cosa destó grande preoccupazione in tutti gli abitanti del paese.

Nessuno osava bussare alla sua porta per timore che fosse successo quello che é destino per tutti.

Peró alla fine era successo.

L’uomo sulla sedia felice era morto.

 

Il paese si addoloró molto e gli fece una grande cerimonia per ricordarlo e anche I bambini gli dedicarono una poesia e un grande faló che porta bene agli spiriti dei monti..

 

 

Ma la sua sedia era ancora lí, in mezzo al paese sul ciglio dei pascoli di una montagna chissá dove…e stava lí, la sedia, a contemplare l’infinito, come lui.

 

Finché un giorno – l’ultimo giorno di quella primavera che se l’era portato via – una bambina scappata alle cure della mamma…passó lí davanti alla sedia correndo, si fermó titubante, si giardó intorno … e alla fine si sedette.

E nei suoi occhi una luce di gioia e stupore…

 

In quel punto del paese, da quella esatta direzione e per uno strano rifuggire di punti di fuga fra le valli e I letti dei fiumi e per uno strano miracoloso accavallarsi di vie distese lungo la pianura sottostante…per un evento unico e incredibile che solo una volta al mondo puó capitare…da quel punto preciso si poteva godere di un panorama straordinario…

 

E cosí la bimba gridó : “Il mare!”

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