RB – CIPOLLE – ISABELLA BIGATTON

CIPOLLE

Di ISABELLA BIGATTON

 

Sono stata fuori casa per tutto il giorno e ora che rientro, cullata dal pensiero dei muri familiari, ecco che m’investe.

È quell’inconfondibile odore di cipolle, e indica che mamma oggi, approfittando della mia assenza, ha preparato il risotto.

Mi faccio coraggio ed entro in cucina, e là scopro la fonte del tanto famigerato odore che pervade l’intera casa: una pentola bella piena di ragù.

Sono melodrammatica, lo so, ma le cipolle davvero non mi piacciono.

Qualcuno inorridirà, sostenendo quanto le cipolle siano alla base della cucina italiana e non solo, stanno bene nel ragù, indispensabili nel risotto, e il soave profumino che si erge dalla preparazione di succulenti piatti inebria e stordisce di piacere.

Essendo parte di un’egocentrica specie di persone che vorrebbe sempre piacere a tutti, mi rammarica pensare che mi sto attirando le antipatie di molti, ma tenetevi forte: le cipolle non sono indispensabili.

E il tanto acclamato profumino per la sottoscritta non ha niente di soave, mi pizzica il naso, mi si appiccica ai capelli, tanto che quando vado a letto mi pare di sentirlo sul cuscino e non mi fa dormire, impedendo alle ammalianti braccia di Morfeo di accogliermi nel suo sonno riparatore.

Fosse per me, la casa dovrebbe profumare sempre di biscotti.

E dire che le cipolle hanno pure un bell’aspetto.

Al supermercato ne vedo certe di belle grosse con le striature color porpora, altre arancioni dorate come monete di rame giganti, altre d’un bianco candore con piccole venuzze verdi che fanno pensare al velo d’una sposa con tanto di strascico, ma tant’è.

E il risotto? Tanto per essere precisi, non mangio neanche quello, pareva che quando andassi all’asilo, da piccina, trangugiassi senza problemi il famoso risotto alla milanese.

Quella santa donna di mia madre si era addirittura informata presso la cuoca, per capire come facesse il suddetto risotto, che là lo mangiavo e a casa passavo pomeriggi interi davanti a quel piatto, divenuto ormai freddo e abominevole come possono esserlo alcune cose solo agli occhi dei bambini.

Restavo lì delle ore, senza ascoltar ragioni, nè mamma a permettere che io mi alzassi finchè non avessi finito.

Alla fine una delle due mollava la presa, o io, sfinita, che ingollavo con litri d’acqua quei pochi bocconi, o mamma, spazientita ed esausta che mi spediva in camera senza mezzi termini.

Ma quel che ricordo io era che all’asilo facevo grandi baratti con le mie piccole compagne scambiando pietanze improbabili, pur di vedermi sparire da sotto il naso quel piatto giallo.

E domani? sogno un piatto di spinaci grondanti burro e formaggio.

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3 pensieri su “RB – CIPOLLE – ISABELLA BIGATTON

  1. Paolo Clarà ha detto:

    Racconto delizioso e ti assicuro che anche le cipolle possono esserlo. C’è forse qualche aggettivo di troppo ma, nel complesso, è molto carino. Complimenti.

  2. Isabella ha detto:

    Sei troppo gentile, ma i complimenti fanno sempre piacere. Bravo tu, piuttosto, il tuo racconto mi ha fatto molto sorridere, ridestandomi da quella sorta di torpore dovuto all’emozione di domenica e alle tante parole da immagazzinare. E…sulla delizia delle cipolle, sono ancora mooolto sospettosa.

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