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  • marvan 13:14 on 27 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Arte relazionale, , Il dono, Interstizi, L'infrasottile, L'ultrasottile, Nicholas Bourriaud,   

    L’arte è un’attività che consiste nel produrre rapporti col mondo attraverso segni, forme, gesti od oggetti 

    Le mie ultime ricerche in ambito estetico mi hanno condotto a lavorare con gli artisti più o meno della mia generazione, gente come Maurizio Cattelan. In un testo pubblicato sulla rivista “Documents” ho parlato del mio metodo come ‘estetica relazionale’. Sottolineare i punti salienti di questa nuova generazione di artisti è quanto io chiamerei un interesse per le relazioni e per i rapporti umani. Credo che oggi ci troviamo di fronte all’emergere di una cultura di interazioni. Si è costituito recentemente un nuovo sistema dell’arte ed esso è basato sull’idea di relazioni. Un breve sguardo sulla storia dell’arte: la prospettiva, la ‘veduta’, era basata su quel punto particolare in cui, come disse Panofsky, noi diventiamo il soggetto, che è precisamente la posizione caratteristica dell’umanesimo; la costituzione del sé a partire da un punto. Un successivo slittamento significativo nella storia dell’arte è quello dell”all-over’, un modo di estendere l’identità umana. Seguendo la stessa linea, vale a dire il corso del soggetto, direi che l’arte di Performance andrebbe definita più ‘all around’ che ‘all over’ (‘tutto intorno’ piuttosto che ‘tutto sopra’, n.d.t.). Ciò che voglio sottolineare è questo slittamento dall’autorità dell’immagine verso un modo più democratico di percepire l’arte, uno spazio che dovrebbe essere partecipativo piuttosto che basato sull’autorità dell’immagine, come è prevalentemente accaduto nella storia. …

    Ciò di cui desidererei discorrere è l’idea che qualsiasi forma sia una contrattazione ed è basata sulle relazioni umane. Dico questo perché non credo nel linguaggio formale: credo che il significato emerga dalla installazione delle forme, da come si correlano l’una all’altra, dal modo in cui si ordinano nello spazio artistico. Mentre l’interattività è diventata, naturalmente, una sorta di parola chiave, il mio personale concetto di essa va oltre il mondo di gadget come internet. L’interattività incomincia con una stretta di mano che, in un certo senso, è più interessante di qualsiasi relazione possa essere mediata da mezzi tecnologici. Per quanto riguarda il mio interesse nell’interattività, vorrei dare la definizione seguente dell’attività artistica: l’artista inventa relazioni tra la gente con l’aiuto di segni, forme, azioni o gesti. …

    È molto significativo il fatto che lo spazio in cui ha luogo la mostra dovrebbe divenire il luogo di effettiva produzione dell’opera stessa. …

    A mio parere, il processo più importante che si è verificato dall’inizio dell’arte moderna è stata la trasformazione dell’opera da un monumento a un evento. Un evento è qualcosa che dobbiamo condividere e comprendere; nessuno comprende un evento in se stesso; esso richiede una certa discussione, un tentativo di stabilire uno scambio con i partecipanti o altri osservatori. …

    Il ruolo dell’arte nel porre in dubbio il sistema sociale è di considerevole importanza. C’è una intuizione molto rilevante nella filosofia marxiana secondo cui le cose progrediscono creando luoghi chiamati interstizi, posti che sono isolati rispetto al più vasto cotesto sociale e liberi da relazioni di mercato. …

    Oggi, il ruolo dell’artista non è più un’eccezione. Comunque, l’artista rigetta le regole comunitarie sostituendole con reti e possibilità relazionali nuove, creando non tanto un nuovo soggetto individuale (come secondo la prospettiva tradizionale) ma soggetti in quanto gruppi, intersezioni tra persone che formano nuove soggettivazioni al posto di un soggetto tradizionale.

    Nicholas Bourriaud – Corso superiore di arte visiva – Fondazione Antonio Ratti

    Nicolas Bourriaud è autore di  Estetica Relazionale, Editore: postmedia 2010

     
    • Fulvio 23:26 on 27 maggio 2012 Permalink | Replica

      L’estetica è stata tradizionalmente definita come lo studio del bello, ma alcuni estetologi, poiché la nozione di bello appare troppo vaga e indeterminata per poter essere adeguatamente studiata, si sono rivolti all’analisi delle arti, giungendo alla definizione dell’estetica come studio dell’arte.
      (tratto da – Temi e dualismi dell’estetica – http://www.filosofico.net/introestetica.htm)

  • marvan 20:30 on 26 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Janet Echelman   

    Janet Echelman: prendere sul serio l’immaginazione 

    Janet Echelman ha trovato la sua vera espressione come artista quando ha perso i suoi dipinti. Questo fatto l’ha portata a cercare un nuovo e poco ortodosso materiale per l’arte. Ora crea sculture che ondeggiano e fluiscono tra gli edifici delle città.

    Oggi era virtualmente al TEDxMilano, una tenace e inguaribile ottimista.

     
  • marvan 20:04 on 26 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Alberto Meda, Solar Bottle   

    Pura acqua, puro design 

    Alberto Meda presenta a TEDxMilano il suo concetto di bottiglia destinata a chi di acqua ne ha poca e spesso impura. L’idea è di avere un contenitore facile da trasportare, resistente agli urti, di minimo ingombro e con un maniglione versatile. Ma non è tutto, il vero valore è che con l’aiuto del sole, opportunamente posizionata e per un tempo controllabile, l’acqua del pozzo si sterilizza e diventa pura, abbastanza pura.

    In pratica si va al pozzo, si carica l’acqua sulle spalle, si fanno ahimè un sacco di passi, si arriva a casa, si pone la bottiglia inclinata, ha il maniglione regolabile apposta mediante il tappo a vite, si aspetta, se passa una nuvola “rara” si verifica che il tempo di insolazione sia stato sufficiente per sbiancare l’indicatore fotosensibile, si ripone in poco spazio, si aspetta, si beve.

    Grande Alberto!

    Il massimo del design in un minuscolo spazio vitale.

    Messaggio ricevuto, adesso la palla passa a tutti noi che possiamo sperimentarla, produrla, portarla sul posto e diffonderla. Non è forse questo lo spirito di TED?

     
  • marvan 19:21 on 26 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: anish kapoor, Arte Povera, Beuys, Buren, Burri, Conceptual Art, Fluxus, Fontana, Gilardi, Minimal Art, Mondino, Paolini, Penone, , Richard Long, Tony Cragg   

    Arte leggera, discreta, invisibile 

    MicroCollection  nasce il 24 maggio 1990 quando la sua Direttrice Elisa Bollazzi in visita al Padiglione Inglese della Biennale di Venezia, quasi per caso, ha pensato di raccogliere alcuni frammenti di una meravigliosa opera di Anish Kapoor, finiti accidentalmente sul pavimento. Queste microparticelle, dimenticate dai più, hanno rappresentato una vera e propria svolta, un’illuminazione e l’inizio di un nuovo modo di muoversi di galleria in galleria, di museo in museo, nei circuiti dell’arte italiani ed internazionali, alla ricerca di nuove microacquisizioni che sarebbero andate altrimenti distrutte.

    MicroCollection  vanta ormai molte centinaia di frammenti acquisiti da opere d’arte contemporanea, sottratti all’oblio grazie alla Bollazzi e ai suoi numerosi complici che credono fermamente nel progetto e che dal 1990 collaborano fedelmente con il Museo. Montati su comuni vetrini da laboratorio, i frammenti, visibili a microscopio, costituiscono ormai un patrimonio di notevole valore artistico-culturale ora a disposizione del pubblico che spontaneamente sempre di più si interessa a questa nuova esperienza artistica. Le future acquisizioni seguiranno specifici criteri di ricerca e grazie alla premura dello staff del Museo gli archivi saranno tenuti continuamente aggiornati con rigore scientifico.

    ADOPERA:  Quanti frammenti possiede ora MicroCollection ?

    EB:  Quasi  800, grazie alla mia perseveranza e al prezioso aiuto di artisti, collezionisti, amici che costantemente mi inviano microparticelle d’arte da tutto il mondo.

    ADOPERA: Come vengono utilizzate queste acquisizioni e donazioni?

    EB: Archiviati e montati su comuni vetrini da laboratorio, i frammenti sono visibili a microscopio, durante Cabinets de Regard itineranti, durante i quali gli spettatori possono vedere l’invisibile e assaporare la vera essenza dell’arte. Dal 1990 sono state esposte le principali tendenze della storia dell’arte contemporanea: Esperienze Concettuali, L’Arte Italiana del secondo ‘900, Anish Kapoor, Lucio Fontana, MicroItalics, etc.

    ADOPERA: Un modo leggero di veicolare l’arte, quindi !

    EB: Certamente e anche un modo per aiutare la gente a percepire l’invisibile, l’immateriale e a diventare consapevoli della libertà creativa, non solo attraverso la diretta visione dei frammenti della collezione, ma anche tramite il racconto, la memoria e la suggestione che questi stimolano nell’ immaginario collettivo.

    ADOPERA: Mi può elencare alcuni artisti  e movimenti artistici della collezione?

    EB: Fluxus, Pop Art, Minimal Art, Conceptual Art, Arte Povera, Burri, Fontana, Gilardi, Mondino, Penone, Paolini, Beuys, Buren, Tony Cragg, Richard Long, etc. MicroCollection  costituisce un patrimonio di grande valore artistico-culturale.

    ADOPERA: Ci parli del suo nuovo progetto artistico: le Semine d’arte.

    EB:  Ho recentemente sviluppato un’intuizione che sedimentavo da anni sull’essenza vera dell’arte, dando vita ad un nuovo progetto di arte pubblica: la creazione di spazi verdi seminati e coltivati ad arte, con preziosi frammenti di opere i cui titoli ne mostrano il criterio di selezione utilizzato: L’albero di 3 metri di Giuseppe Penone, Angurie di Piero Gilardi, Garden di Paul McCarthy, Phosphorescentes Yellow Roses di Jeanne Silverthorne, etc.

    ADOPERA:  Dove?

    EB: A Bolzano, Milano, Torino, Basilea etc. Nel 2010 nel cortile interno del Castello di Jerago in provincia di Varese con Aiuola d’attesa, una semina di frammenti di importanti opere d’arte della collezione; accanto all’area seminata la panca semicircolare Zante di Saporiti Italia, una seduta meditativa che invita alla riflessione.

    ADOPERA: Qual è il collegamento tra la raccolta e la semina di frammenti di opere d’arte ?

    EB: Questa semina d’arte attiva una dinamica di restituzione fisica dei frammenti prelevati negli anni in una simbologia trasparente molto chiara, ma oltre all’aspetto di prelievo e dono, di prendere e dare, il progetto si focalizza sull’aspetto dell’attesa. Un’attesa benefica che serve a stimolare la creatività e ad aprire spazi di pensiero, dar vita a suggestioni e immaginari possibili nella contemplazione di un’area verde di opere d’arte in divenire.

    ADOPERA: E le recenti Semine d’arte su commissione?

    EB: Le Semine d’arte su commissione si basano nuovamente  sulla collaborazione e la fiducia, grazie al prezioso contributo di quella fitta rete di amicizie coltivate nei miei intensi anni di attività nel mondo intero.  Anche queste Semine d’arte su commissione attivano, insieme alle Semine d’arte effettuate personalmente da me dal 2008, una dinamica di restituzione fisica dei frammenti di MicroCollection  prelevati negli anni. Mi auguro che le  Semina d’arte su commissione vadano a buon fine, garantendo così all’area prescelta un sano humus artistico – colturale  e contribuendo a nutrire la creatività preesistente.

    ADOPERA: Un ultimo pensiero!

    EB: Gli artisti non creano oggetti. Gli artisti creano mitologie. ( Anish Kapoor )

     
  • marvan 10:31 on 20 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Allevamento di polvee, Dust Breeding, Elevage de poussière, IL GRANDE VETRO, , Marcel Duchamp,   

    Pittura e Fotografia: contaminazione o identità 

    A New York, Duchamp lavora ad una delle sue produzioni più importanti ed enigmatiche. Nel 1920, prima che il lavoro sia terminato, Man Ray scatta una fotografia dell’oggetto che ne diviene, a sua volta, una provocazione artistica.

    “Proposi a Duchamp di andare a prendere l’apparecchio fotografico, che non avevo mai portato fuori dallo studio, per fotografare il suo vetro, come gli avevo offerto fin dalla prima visita. Avevo già notato che il pannello di Duchamp era illuminato da un’unica, nuda lampadina, ma sapevo per esperienza che la cosa non aveva importanza quando si trattava di fotografare un oggetto immobile. Fissando stabilmente la macchina sul suo cavalletto, con un tempo di esposizione sufficientemente lungo, il risultato sarebbe stato soddisfacente. Mentre fissavo l’obiettivo, il pannello, visto dall’alto, sembrava uno strano paesaggio. Era polveroso e qua e là i residui sfilacciati di stoffa e bambagia usate per pulire le parti ultimate gli davano un sapore di più profondo mistero. Il mistero, pensai, ecco il vero regno di Duchamp. L’esposizione doveva essere molto lunga; aprii dunque l’otturatore e uscimmo a mangiare qualcosa. Dopo un’ora circa tornai a chiuderlo e mi precipitai nel mio scantinato per sviluppare subito la lastra. Era un lavoro che facevo sempre di notte, non avendo una camera oscura. Il negativo era perfetto. Potevo confidare nella riuscita di qualsiasi futura commissione.”

    Trascrizione dell’audioguida della mostra su Man Ray al Museo d’Arte di Lugano (Svizzera) – Marzo 2011

     
    • Fulvio 16:31 on 20 maggio 2012 Permalink | Replica

      Tutto iniziò con la camera oscura:
      Le prime informazioni sulla camera oscura risalgono al 1500. L’inventore della camera oscura fu l’arabo Alhazen (Bassora, 965 – Il Cairo, 1039). I suoi studi sui raggi luminosi e sulle teorie della luce, vennero approfondite da molti altri inventori tra cui il grande Leonardo da Vinci (che prese in considerazione una scatola con un piccolo foro chiamato “stenopeico”.
      Successivamente fu approfondita da Daniele Barbaro (Venezia, 1513 – 1570) che utilizzò la camera con l’ausilio di una lente migliorando così la nitidezza dell’immagine. Essa fu anche utilizzata dai pittori per riprodurre sulla tela i contorni dell’immagine esterna.
      (tratto da – L’invenzione della camera oscura – http://xoomer.virgilio.it/aifduena/camera%20oscura.pdf)

  • marvan 19:47 on 12 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Arte nucleare, Enrico Baj, Joe C. Colombo, , Sergio Dangelo   

    Arte Nucleare 

    Ciao Marino,
    parlando di materia e quindi di conseguenza di atomo credo meriti di essere citato anche questo movimento artistico.
    A presto
    Fulvio

    Nel Manifesto della Pittura Nucleare, lanciato a Bruxelles in occasione della mostra alla Galleria Apollo nel febbraio del 1952, si legge:

     i Nucleari vogliono abbattere tutti gli “ismi” di una pittura che cade inevitabilmente nell’accademismo, qualunque sia la sua genesi. Essi vogliono e possono reinventare la Pittura. Le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettroniche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, nè ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio. [...] La verità non vi appartiene: è dentro l’atomo. La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità.

     
  • marvan 16:25 on 10 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Beecroft, Cattelan, De Kooning, Emin, Klein, Lohr, , Rauschenberg, Torres   

    Materiali, immateriali e interazioni con la sensibilità d’artista 

    … De Kooning prese un’altra cartella, esaminando un disegno dopo l’altro con la stessa lentezza di prima. <Questi mi mancheranno> disse <questi mi piacciono.> Continuava a guardarne uno in particolare, ma poi dichiarò <No, ne voglio uno che sia veramente difficile da cancellare>. E andò a prendere una terza cartella. Alla fine scelse di sacrificare un disegno importante e corposo: un’immagine densa realizzata con vari materiali tra cui, come ha ricordato Rauschenberg, <carboncino, grafite, di tutto. Dopo due mesi non ero ancora riuscito a eliminarlo completamente. Ho consumato un sacco di gomme da cancellare.> In seguito, de Kooning si arrabbiò quando il giovane artista espose in pubblico il suo Erased de Kooning. L’olandese era convinto che l’omicidio dovesse rimanere un fatto privato, una questione personale fra artisti, e non essere spiattellato in pubblico. Ma lui apparteneva a un’altra generazione.

    (Tratto da: Mark Stevens – Annalyn Swann, De Kooning. L’uomo, l’artista Ed. Johan & Levi)

     
    • Fulvio 00:11 on 12 maggio 2012 Permalink | Replica

      Il fascino della pietra pomice e del catrame. L’intensità espressiva della iuta e della segatura. La pregnanza degli smalti e degli oli, che determinano superfici grumose e cangianti in base all’incidenza della luce. Così la materia più povera e negletta faceva il suo dirompente ingresso nell’arte, svelando al mondo la propria intrinseca bellezza: la bellezza della povertà, la qualità espressiva dell’usato, del logoro, capace di narrare silenziosamente la vita vissuta fino a ridursi così…
      (tratto da: ITALICA – Burri. Gli artisti e la materia 1945-2004)

  • marvan 18:25 on 5 May 2012 Permalink | Replica
    Etichette: Alberto Giacometti, Bal au mulin de la Galette, Edvard Munch, Il ragazzo con pipa, L’uomo che cammina, L’urlo, Nudo con foglie verdi e busto, Pablo Picasso, , Renoir, Ritratto del dottor Gachet, Ryoei Saito, Van Gogh   

    Rassegnamoci, non li vedremo più 

    E’ di qualche giorno fa la notizia che un anonimo miliardario si è aggiudicato all’asta “L’urlo” di Edvard Munch per 107 milioni di dollari. E così era stato per “Nudo con foglie verdi e busto” di Pablo Picasso per 106 milioni nel Maggio 2010, “L’uomo che cammina di Alberto Giacometti per 104 nel Febbraio 2010, “Il ragazzo con pipa” di Pablo Picasso per 104 milioni nel Maggio 2004, il “Ritratto del dottor Gachet” di Van Gogh per 82 milioni nel 1990, il “Bal au mulin de la Galette” di Renoir per 78 milioni nel 1990. Gli ultimi due per la verità sono stati acquistati da Ryoei Saito, un miliardario giapponese che molto probabilmente li ha fatti bruciare al momento della sua morte nel 1999, estremo gesto di egoismo nei confronti di quelli che come noi gli sono sopravvissuti.

    Al di là delle cifre che se effettivamente sborsate farebbero pensare ad una sbronza colossale dei fantomatici proprietari, c’è da chiedersi come mai l’arte contemporanea stimoli gli istinti più biechi dell’appropriazione e dell’occultamento di cadavere. Si perché se l’opera diventa di uso esclusivo di pochi, come potrà mai assolvere alla funzione primaria per la quale è stata creata: emozionare?

    Rassegnamoci, non li vedremo più dal vivo.

    E questo, forse, potrebbe farci pensare alla loro “relativa” importanza. Fly down please!

     
  • marvan 12:44 on 28 April 2012 Permalink | Replica
    Etichette: , ,   

    A proposito di Joseph Beuys 

     

     

    Ciao Marino,

    a proposito di J.Beuys ho qualche foto fatta alla cantina museo Zaccagnini di Bolognano (PE), ti allego quella che accenna alla sua filosofia sull’argomento natura ed un pdf sull’artista.

    Fulvio

     

     

    … Questo articolo non è che un cenno all’opera di Joseph Beuys che ho avuto la fortuna di scoprire durante il percorso della mia formazione artistica e che ha rivoluzionato tutto il mio modo di concepire l’arte. Frutto di un incontro di studio che ho proposto nel 2003 in seno all’Accademia Artistica san Luca di Milano, questo scritto non ha certo la pretesa di essere esaustivo, anzi, direi che non è che l’avvio per un lungo processo di ricerca che intendo portare avanti e che spero di poter offrire ai lettori di LiberaConosenza in articoli successivi a questo. Le parole dello stesso Beuys sono l’introduzione migliore a tutta l’opera di questo artista e al senso delle pagine che seguono: “Io pongo domande, metto sulla carta forme di linguaggio, così come forme di sensibilità, di intenti e di idee, e lo faccio con lo scopo di stimolare il pensiero. Per di più desidero non soltanto stimolare gli altri, ma anche provocarli. Anche là dove questo carattere provocatorio non è subito evidente – come ad esempio nei disegni- esso è comunque presente in profondità.” (J.Beuys).

    (Cfr.: Heinr Bastian, Jeanot Simmen, Interview with Joseph Beuys, in Drawing -cat. mostra-, National Galerie Berlin.)

    Buona lettura  Letizia Omodeo Salè

     
  • marvan 12:15 on 28 April 2012 Permalink | Replica
    Etichette: , Caspar David Friedrich, , , , Romanticismo   

    La Natura 

    “La rappresentazione della natura – in un percorso perfettamente parallelo alla rappresentazione delle fattezze dell’uomo – è diventata lo schermo sul quale l’uomo ha proiettato le proprie passioni, la propria idea del mondo, e il senso della vita su questo pianeta. Per precisare le valenze introspettive di tale viaggio, a un certo punto della sua storia, esattamente in epoca romantica, l’uomo-artista ha anzi inventato la formula riassuntiva <<paesaggio-stato d’animo>>.” (Flavio Caroli, Il volto e l’anima della natura)

    La natura, nell’arte del novecento, passa dall’essere rappresentata all’essere presentata. Centrale e paradigmatica  di questo passaggio è la figura del tedesco Joseph Beuys .

    In continuità col pensiero romantico, come fosse l’ultimo dei romantici, Beuys, come Goethe, sarà in Italia e l’Abruzzo diventerà uno dei luoghi per dare corpo alla sua grande utopia: la “scultura sociale”. Tra i fondatori del movimento dei Verdi, Beuys, <<quando parla di “difesa della natura”, non la intende solo in termini ecologici, ma in senso antropologico, più ampio: difesa dell’uomo, dell’individuo, della sua creatività e dei suoi valori.>> (Lucrezia De Domizio Durini)

     
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